Robert Poss, distorsione, verità, fiori, danza, film, fashion e industria su #neuguitars #blog

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Viviamo in un’epoca abbondantemente post moderna, dove reti, connessioni e rizomi svolgono un ruolo fondamentale. Dove la trasversalità è manifesta a ogni livello e la rigida distinzione tra generi è ormai un ricordo del passato. Questo, almeno nel mondo dell’Arte. Robert Poss è un perfetto esempio di questo atteggiamento artistico. Cresciuto negli anni ’60, abbondantemente esposto alle allora inedite, innovative, rivoluzionarie forme musicali e sottoculturali, si fece le ossa con Beatles, Kinks, Motown, i Rolling Stones (quelli pre 1974) e la prima psichedelia, la musica blues, il punk, e le forme musicali più sperimentali come la musica elettronica e il minimalismo. Influenzato dall’apprendistato con Rhys Chatham nei primi anni 80, e in generale dal lavoro di personaggi come Alvin Lucier, LaMonte Young, Nicolas Collins, ha fondato con Susan Stenger, la Band Of Susans, svolgendo un percorso parallelo a quello dei Sonic Youth e di Glenn Branca. Pioniere del noise rock, ha sempre mostrato uno scarso interesse per la melodia e una profonda ossessione per la trama e l’architettura del suono. Affascinato dalla ripetizione e dalla densità della distorsione ha saputo giocare con le interazioni tra timbri e generare overtones, melodie e suoni subliminali, lottando contro la standardizzazione del “batteria-chitarra-voce-basso” che caratterizza larga parte della musica rock.

Sciolta la band nel 1995 Poss ha continuato una intensa attività solista ( vi ricordo le sue collaborazioni con Phil Niblock, con Seth Josel e con Rhys Chatham) culminata nel 2002 con l’uscita di due dischi solisti: “Distortion Is Truth” e “Crossing Casco Bay”. Due dischi gemelli. Due lati della medesima interfaccia creativa. Assieme, una sorta di autobiografia musicale, varia e strutturata.

“Distortion Is Truth” ha il vantaggio di avere un titolo fantastico, che fa il paio con “Confusion is Sex” dei Sonic Youth. Un disco che fa della rinuncia alla purezza il suo cavallo di battaglia, un’opera schizofrenica che contrappone due lati della sua persona. Da un lato, Poss si concede pezzi di chitarra sperimentale (Brakhage, Radio Free Albermuth Revisited, e il blues di Memphis/Little Rock), il minimalismo (Azulene) e l’elettronica dissonante (Henix Sambolo). D’altra Poss ritorna al formato rock-band con canzoni come You Were Relentless, Where Do Things Stand e That Same Dream Again, dove rielabora 40 anni di riff blues-rock.

“Crossing Casco Bay” è un album diverso. Se “Distortion Is Truth” è una raccolta organica di 16 brani, in “Crossing Casco Bay” troviamo “solo” cinque brani ma di maggiore lunghezza e molto più strutturati, in particolare il brano che da il titolo al disco, una composizione di 21 minuti che cita il minimalismo di Terry Riley e le idee di Alvin Lucier.

E poi Drift, un monolite spigoloso da 18 minuti suonato per elettronica, chitarre, basso elettrico e contrabbasso.

Poss non è né un musicista prolifico né un musicista veloce. Devono passare ben otto anni perché nel 2010 esca Settings, sempre per la sua etichetta indipendente Trace Elements, che raccoglie le composizioni di Poss ideati appositamente per spettacoli di danza.

È un’altra raccolta molto variegata, ma contiene anche alcune delle sue idee più brillanti: Border Crossing March, in particolare è un balletto spaventoso e tonante per androidi e macchine digitali. Molto bello anche il complesso lavoro di loop e orchestrazione di Tourniquet Revisited”.

Dicevamo che Poss non è un autore prolifico. Bisognerà aspettare altri otto anni ancora per tornare ad ascoltare un suo nuovo lavoro che porta il titolo di “Frozen Flowers Curse the Day”. Il suo quarto lavoro e anche il suo più maturo è un’altra raccolta eterogenea, caratterizzata da brani a cavallo tra il rock della Band of Susans e le sue tendenze drones ambient.

Il salto però rispetto ai due cd del 2002 è davvero notevole. Si sente ovunque una maggiore consapevolezza e maturità artistica e anche una più forte calma e controllo interiore, Poss in questi anni ha fatto un notevole salto di qualità e le sue composizioni ne hanno beneficiato, sono più strutturate e allo stesso tempo più libere, più personali. Lo rappresentano al 100%, sommando idee, aspirazioni, esperienze un vissuto storico davvero ineguagliabile. Non ci resta che aspettare. Da qualche parte, a New york, Robert Poss continua a lavorare e a creare.

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