La chitarra elettrica di Simona Armenise su #neuguitars #blog

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http://newmodellabel.com/simona-armenise-feat-ares-tavolazzi-lotus-sedimentations/

https://simonaarmenise.bandcamp.com/releases

Devo fare ammenda. Ricevo molti messaggi e email da chitarristi e label discografiche che mi propongono la loro musica, spesso e volentieri con un link su Spotify (che non utilizzo) o su Bandcamp o su Soundcloud. Spesso e volentieri si tratta di progetti interessanti ma mi è quasi impossibile seguirli tutti anche perché contemporaneamente ricevo molti cd che attraggono molto di più il mio interesse data la mia passione per il collezionismo musicale. Però, ogni tanto, qualcosa mi stupisce, mi spinge ad approfondire, specialmente quando ricevo email professionali come quella da parte della New Model Label che mi ha ha introdotto nel mondo interessante della chitarra elettrica di Simona Armenise.

La Armenise presenta un curriculum molto interessante e variegato. Nata a Bari nel 1977, Simona Armenise, ha conseguito, con il massimo dei voti e la lode, il “Diploma Accademico di II livello in Discipline Musicali – indirizzo solistico-interpretativo strumento chitarra” presso il conservatorio “N. Rota” di Monopoli (Ba) sotto la guida del M.° Felici e del M.° Grandinetti, quest’ultimo grande amico del blog Neuguitars. Al termine del percorso di studi ha anche presentato una tesi sulla musica elettroacustica dedicata al compositore Eric Chasalow, autore del brano “’Scuse Me” per chitarra elettrica. Inoltre presenta una serie di collaborazioni trasversali, muovendosi agilmente tra generi diversi come la contemporanea (Festival di Musica Contemporanea “URTICANTI” (2008), Festival “5 Giornate di Milano (2009), “Milano suona in Do”, “Notti trasfigurate” a Villa Simonetta Milano (2011)) il jazz (Squinzano Jazz Festival suonando con Franco Cerri e il quintetto Oberon, Phonetica Jazz Festival Maratea (2011), Annarita Romito Jazz Ensemble), il progressive-rock (Floating State), il jazz-rock (Ten Meters Underground) e la classica (Accademia Mandolinistica Pugliese).

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Tutto questo percorso ha poi portato a una forma musicale basata su un mix sapiente di generi diversi tra un repertorio (classico e rock) tradizionale, con un occhio particolare verso la musica contemporanea, pezzi di propria composizione, e l’uso delle nuove tecnologie a disposizione del mondo chitarristico (chitarra elettrica ed uso di pedali ed effetti) che ha portato finora alla creazione di due ottimi cd, entrambi con il featuring di Ares Tavolazzi al contrabbasso e al basso elettrico: il doppio cd ORU KAMI (2016), prodotto da Verterecords, e questo ultimo, eccellente, “Lotus Sedimentations” uscito quasi alla fine del 2019 per la New Model Label.

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Sono due dischi che già dal titolo tradiscono una passione e una impostazione molto giapponese molto marcate, con una cura metodica fino al più intimo dettaglio. Cominciamo con Oru Kami, Oru, piegare e Kami, carta. Da cui anche Origami, l’arte del piegare la carta. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho visto un disco d’esordio uscire come doppio cd. La carne messa sul fuoco qui è davvero tanta e rispecchia fedelmente il complesso curriculum mostrato da Simona.

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Il primo brano mostra già da se un titolo programmatico, “Satienedye”, con l’inizio che mi ricorda “Music for eighteen Musicians” di Steve Reich, Segue il Giappone di “Akira”, una favolosa rilettura de “L’Abito della Sposa” di Ivano Fossati, la quasi suite “Thor’s Well” con la presenza di Ares Tavolazzi e il finale “Landscape” di per se un documento ambient foriero di future navigazioni sonore.

Il secondo cd è un po’ diverso dal primo, suoni più puliti, arpeggi, mostra la formazione classica di Simona, ma si conclude con un capolavoro come “Trance Afro-Medioriental Express”, vera maratona crossover ad alto impatto energetico. Davvero tanta roba.

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Sul finire del 2019 arriva HASU NO CHIKUSEKI蓮の蓄積(Lotus Sedimentations), un concept album che continua il percorso iniziato da “Oru Kami” esprimendo una maggiore sintesi e una maggiore maturità artistica.

Il Giappone sempre presente fin dal titolo che richiama la filosofia del Fiore di Loto nella cultura orientale e dove Ares Tavolazzi ( se non sapete chi è Tavolazzi andate ad ascoltare i dischi degli Area) conferma una presenza vigile e discreta. Lotus Sedimentation evita alcune prolissità presenti nel primo disco ma conferma lo stile eterogeneo e l’abuso di loop machine, elettronica e sperimentazione che, assieme a un suono allo stesso tempo terso e energico, sembrano caratterizzare lo stile della Armenise.

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Tre anni non sono pochi in un percorso artistico e si sentono, tutti i brani presentano delle strutture più articolate e l’interplay con i bravissimi Tavolazzi e Vito Pesole (alla batteria) è davvero ottimo. “Lotus Sedimentations” è un disco stratificato , dove si continuano ad aggiungere layer di suoni, loop, atmosfere, melodie e rumori casuali che si muove in bilico tra più generi (post-rock, psichedelia, ambient, nu-jazz nordico e dubstep) e con molte citazioni, ma che, soprattutto, ha un suono pazzesco e ammaliante.

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Alla fine,come avete visto, nonostante Soundcloud e soci, ho preferito comprare i dischi. Come sempre. Se amate la musica, se vi piace un artista, lasciate perdere Spotify e investite qualche euro supportandolo e comprandolo i suoi dischi. Dietro a ogni brano c’è sempre tanto lavoro, tanta passione e tanto desiderio. Riconosceteglieli.

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