Ambient 4: Isolationism. Oscure chitarre, angoscia e gelo in una musica ancora attuale su #neuguitars #blog

img20200206_22082258

Nel gennaio del 1995 il critico musicale inglese Simon Reynolds pubblicò su ArtForum un articolo intitolato “ISOLATIONISM, genre survey/thinkpiece”.

http://reynoldsretro.blogspot.com/2007/11/isolationism-genre-surveythinkpiece.html

In questo articolo Reynolds indagava all’interno di un nuovo sotto genere musicale coniato dal critico Kevin Martin, definito come Isolazionismo. Con questo termine si cercava di dare una connotazione a una vasta rete di rifugiati disincantati dal rock (Main, Final, Scorn, Disco Inferno, E.A.R.) e musicisti sperimentali (Zoviet France, Thomas Koner, Jim O’Rourke). Tra i dischi consigliati da Reynolds c’era anche la compilation “Ambient 4: Isolationism”, opera dello stesso Kevin Martin dove trovavano posto, oltre agli artisti già prima citati, altri 13 esponenti della scena avant-rock e post-rave. Questo doppio cd, mai più ristampato, nel tempo è diventato una raccolta di riferimento, un attimo temporale congelato, un’istantanea di una scena artistica. La cosa ironica è che era stato il quarto della serie “Virgin Ambient series“, una serie di cd tra le più vendute in casa Virgin UK, che se da una parte pubblicava interessanti lavori di David Toop, le raccolte “Ocean of Sound” e “Macro Dub Infection“, dall’altra cavalcava la cresta del boom chill-out. Un paradosso ironico dato che l’estetica musicale isolazionistica rompeva radicalmente con tutte le premesse della musica ambient. Reynolds definiva l’isolazionismo come “ice-olationist “, evidenziando come esso si staccasse decisamente sia dalle visioni “ambientali” di Brian Eno che vedeva questa musica come un elemento di decoro, di accompagnamento subliminale alla vita quotidiana, sia dalle idee della chill-out maturate da artisti come Pete Namlook, The Irresistible Force, Future Sound Of London, Biosphere e The Orb che volevano avvolgere l’ascoltatore in un bagno sonoro inebriante, dandogli sollievo dallo stress dell’esistenza urbana.

img20200206_22031319

Diversamente dalla pace pseudo pastorale dell’Ambient, l’Isolazionismo non offriva soccorso ma piuttosto un confort freddo, glaciale che evocava un silenzio inquieto dai toni sinistri. L’isolazionismo era la calma inquietante prima della catastrofe, la quiete mortale dell’angoscia invernale. Una sorta di Ambient oscura. Musicalmente, l’isolazionismo condivideva ancora molti tratti con l’Ambient. Innanzitutto l’enfasi sulla trama e sul timbro: molte tracce sono una nebbia di droni luminosi, generati da chitarre elaborate da effetti, campionatori o, nel caso di Thomas Koner, dal lungo decadimento dei gong. In secondo luogo, l’assenza del ritmo: se c’è percussione, è una campana a morte stile metal (“Lost (Held Under)” di Null / Plotkin), o una trama in stile gamelan (“Hallucinations ,In Memory Of Reinaldo Arenas” di Paul Schutze). Terzo, aderisce all’idea di Eno secondo cui la musica ambientale non dovrebbe presentare una struttura definita. Ma invece di essere cullante e rassicurante, la musicalmente isolazionista è l’incubatrice di un profondo disagio strutturale.

img20200206_22043069

E’ significativa la presenza nella raccolta di David Toop. Toop è un eccellente critico oltre che un ottimo musicista, e più volte ha scritto di come alcuni filoni della musica contemporanea riflettano una sensazione di terrore indefinito che molte persone provino ora quando pensano alla vita, al mondo, al futuro. Parole che hanno anticipato gli scritti di Mark Fisher. Queste idee di Toop si adattano perfettamente al modo in cui l’Isolazionismo capovolge la musica ambientale, in modo che i tratti sonori (anelli ipnotici, droni amorfi) che normalmente significano un plateau di beatitudine orgasmica/mistica (nella Techno) o serenità (nell’Ambient), inducono a sensazioni opposte: crisi di panico, dissociazione e disorientamento. Con l’Isolazionismo, l’assenza della narrativa significa non utopia ma entropia, paralisi. Ma c’è anche una sorta di godimento nevrotico da trarre da questa musica. È una vittoria sull’onnipresente ansia a bassa intensità tipica della nostra società neoliberista. Se ascolti i tuoi demoni, puoi farteli amici. Non c’è dubbio, infatti, che la musica isolazionista presenti un magnetismo inquietante e delle morbose fantasticherie, molto diverse dalle ondate tranquillizzanti del rock cosmico o della musica ambientale, ma molto simili alle fantasie malate di H.P. Lovecraft e degli scrittori di fantascienza modernisti. L’Isolazionismo sembra realizzare le perfette colonne sonore per film e racconti sulla distruzione del mondo o sull’annientamento di massa, diagnosi in risposta alla sovrappopolazione del pianeta. Il paesaggio sonoro vuoto, inoltre, sembra intimamente collegarsi con un forte senso di individualità che si unisce perfettamente all’ansia perenne dell’artista d’avanguardia di venire inglobato nella massa delle masse, della purezza dell’arte che soccombe alla poltiglia e alla pappa di una cultura popolare massificata. Questa è musica che incarna e abbraccia la “morte del sociale”. E’ musica che sembra spinta da un impulso quasi monastico a fuggire dalla rumorosa iperattività della cultura pop per un’estetica rigorosa di silenzio e privazione sensoriale, sembra voler esprimere un re-indirizzamento nichilista verso il proprio spazio interiore.

Questa compilation sottolinea anche un altro aspetto interessante: una massiccia concentrazione di chitarristi. Prendiamo l’elenco dei brani pubblicati e cominciamo a indagare.

img20200206_22104855

CD 1

  1. KK Null & Jim Plotkin: “Lost (Held Under)”

KK Null: Kazuyuki Kishino (岸野 一之, Kishino Kazuyuki, nato il 13 settembre 1961 a Tokyo), noto con il nome d’arte KK Null, è un polistrumentista sperimentale giapponese attivo dai primi anni ’80. Ha iniziato come chitarrista, ma presto è diventato anche compositore, cantante, musicista elettronico e batterista.

Jim Plotkin: James Plotkin è un chitarrista e produttore americano noto per il suo ruolo in band come Khanate e OLD ma ha suonato la chitarra per Phantomsmasher e Scorn e continua a remixare brani per band come KK Null, Nadja, Sunn O))), ISIS, Pelican e Earth. Lavora nei generi di grindcore, industrial metal, noise music, drone metal, dark ambient, digital hardcore e post-metal.

  1. Jim O’Rourke: “Flat Without A Back”

Jim O’Rourke: Jim O’Rourke (nato il 18 gennaio 1969) è un musicista e produttore discografico americano. È stato a lungo associato alla scena sperimentale e improvvisativa di Chicago. Intorno al 2000, si è trasferito a New York prima di spostarsi a Tokyo, in Giappone, dove attualmente risiede. O’Rourke è noto soprattutto per i suoi numerosi progetti solisti e collaborativi, molti dei quali sono completamente strumentali, e per il suo ruolo come quinto membro dei Sonic Youth dal 1999 al 2005.

  1. Ice: “The Dredger”

Ice (spesso noto come ICE) è una band di musica industriale formata dal chitarrista Justin Broadrick e dal sassofonista/cantante Kevin Martin.

  1. Raoul Björkenheim: “Strangers”

Raoul Björkenheim (nato l’11 febbraio 1956) è un chitarrista jazz americano di Los Angeles.

  1. Zoviet France: “Daisy Gun”
  2. Labradford: “Air Lubricated Free Axis Trainer”

Labradford: fondati nel 1991, i Labradford sono composti dal bassista Robert Donne, dal chitarrista / cantante Mark Nelson e dal tastierista Carter Brown. Il loro stile musicale è ambient sperimentale e post-rock, sebbene le loro prime uscite fossero molto più legate al dark drone.

  1. Techno Animal: “Self Strangulation”

Techno Animal è un duo hip hop industriale formato nel 1990 a Londra, Inghilterra da compositori e musicisti britannici Justin Broadrick e Kevin Martin.

  1. Paul Schütze: “Hallucinations (In Memory Of Reinaldo Arenas)”
  2. Scorn: “Silver Rain Fell (Deep Water Mix)”

Scorn si sono formati nel 1991 a Birmingham, in Inghilterra, col batterista Mick Harris e il cantante/bassista Nic Bullen, ex membri della band inglese grindcore Napalm Death. Un altro membro dei Napalm Death, Justin Broadrick, è apparso nel loro primo LP, Vae Solis. Con la partenza di Bullen nell’aprile 1995, Harris è rimasto l’unico membro del progetto.

  1. Disco Inferno: “Lost In Fog”

I Disco Inferno sono stati una rock band sperimentale inglese attiva alla fine degli anni ’80 e ’90. Nati com un trio di chitarra, basso e batteria (Ian Crause (chitarre e voce), Paul Willmott (basso) e Rob Whatley (batteria)) adottando uno stile post-punk, hanno poi presto aperto la strada a un uso dinamico del digitale campionamento oltre agli strumenti rock standard.

  1. Total: “Six”
  2. Nijiumu: “Once Again I Cast Myself Into The Flames Of Atonement”

Nijiumu: Keiji Haino (灰野 敬二 Haino Keiji; born May 3, 1952) è un musicista e cantautore giapponese il cui lavoro diversi stili rock, free improvisation, noise, percussioni, musica psichedelica, minimalismo e drone. È attivo dagli anni ’70 e continua a esplorare nuovi stili.

img20200206_22134216

CD 2

  1. Aphex Twin: “Aphex Airlines”
  2. AMM: “Vandoevre”

AMM è un gruppo britannico legato alla free improvisation fondato a Londra nel 1965. Il gruppo inizialmente era composto da Keith Rowe alla chitarra, Lou Gare al sassofono e Eddie Prévost alla batteria.

  1. Seefeel: “Lief”

I Seefeel sono una band post-rock britannica formata nei primi anni ’90 da Mark Clifford (chitarra, sequencing), Daren Seymour (basso), Justin Fletcher (batteria) e Sarah Peacock (voce e chitarra).

  1. .O.rang: “Little Sister”

O.rang (o ‘O’rang) era un progetto musicale sperimentale guidato dagli ex membri dei Talk Talk Lee Harris e Paul Webb, con un cast di musicisti ospiti.

  1. E.A.R.: “Hydroponic”

E.A.R .: Peter Kember (nato il 19 novembre 1965), noto anche con il nome d’arte Sonic Boom, è un cantante e produttore discografico inglese. È stato membro fondatore, bassista, cantante e chitarrista della band rock alternativa Spacemen 3, dal 1982 fino allo scioglimento della band nel 1991.

  1. Sufi: “Desert Flower”
  2. David Toop & Max Eastley: “Burial Rites (Phosphorescent Mix)”
  3. Main: “Crater Scar (Adrenochrome)”

I Maini erano una band britannica formata nel 1991 dai chitarristi Robert Hampson e Scott Dowson, entrambi ex della band rock inglese Loop. Attingendo alla sperimentazione di quel gruppo con i droni e le texture della chitarra, il duo si è spostato ulteriormente nel suono ambientale, abbandonando infine le percussioni e il ritmo tradizionali

  1. Final: “Hide”

Final è un progetto di Justin Broadrick, creatore della band Godflesh, iniziato a soli 13 anni. A differenza dei Godflesh, Final si basa principalmente sull’elettronica, con un suono ambientale oscuro.

  1. Lull: “Thoughts”
  2. Thomas Köner: “Kanon (Part One: Brohuk)”

come vedete di chitarristi ce ne sono parecchi e alcuni, come Justin Broadrick, ritornano più volte sotto varie reincarnazioni. Quello che è ho sempre trovato interessante è il senso di straniamento che si prova ascoltando una musica che sembra lontana anni luce dall’immagine iconica della chitarra. Grazie all’uso di loop e di una serie infinita di pedali e effetti la chitarra elettrica della musica isolazionista riceve un trattamento “sbiancante” che la libera da qualunque precedente immagine legata al rock e al blues. Credo si tratti di un processo iniziato col post punk e qui portato a livelli estremi: la chitarra elettrica qui viene usata come un generatore puro di suono. L’isolazionismo dona alla chitarra un effetto acusmatico che sarebbe probabilmente piaciuto a Pierre Schaeffer e che gli da la qualità di un oggetto musicale a se stante. Gli isolazionisti di questa raccolta donano alla chitarra delle qualità e un’impronta musicale prima sconosciute.

 

One Comment Add yours

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s