Altre forme di natura cameristica: Lo scuro Informe di Phree Angles e Scot Ray Quartet su #neuguitars #blog

scotray

https://scotray.bandcamp.com/album/scot-ray-quartet

https://phreeangles.wixsite.com/phreeangles

La chitarra non cessa mai di stupirci, dimostrando costantemente di essere uno strumento in grado di adattarsi sempre a contesti diversi e innovativi. Forse sbaglio. Lo strumento può avere delle caratteristiche che lo rendono sì flessibile e adattabile ai tempi, alla società e alle necessità culturali che essa esprime, ma la differenza, l’innovazione, il desiderio nasce dalle mani e dalle menti di coloro che lo suonano.

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La chitarra, in particolare, ha sempre sofferto della sua particolare posizione nell’ambito sia della musica popolare che in quella classica. Nell’ambito della musica classica è soprattutto nota come strumento solista, a se stante, raramente impegnato nella musica da camera e ancora meno in ambito orchestrale. Nell’ambito della musica popular la chitarra ha spesso e volentieri ricoperti un ruolo da leader, attribuendo al chitarrista un carattere da superhero mediatico che ne ha speso messo in secondo piano il pensiero creativo. Steve Waksman ne ha ben scritto nel suo saggio “Into the Arena: EdwardVan Halen and the Cultural Contrdictions of the Guitar Hero”, le cui riflessioni possono anche essere utilizzate per una rilettura del fenomeno di Andres Segovia.

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Un modus operandi che ha portato ad ottimi risultati, ma che può essere ripensato in una chiave diversa. E’ quello che sembrano proporci due chitarristi diversi tra loro come l’italiano Gabriele Orsi e lo statunitense Scot Ray, con due dischi dove le parole d’ordine sembrano essere cromatismo e musica da camera.

Cominciamo con l’italiano Gabriele Orsi e il trio PhreeAngles (Luca Calabrese, tromba , loop, elettronica, Gabriele Orsi, chitarra, loop, effetti, Cristiano Vailati, batteria, percussioni), trio elegantemente dedito a una visione della musica sperimentale a 360 gradi dove i tre strumentisti sono molto abili a creare una texture sonora multiforme e cangiante che li vede collaborare in modo integrale, senza l’emergere di figure soliste o di leader.

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Il segreto sta non solo nell’ottimo interplay, volto a creare una sorta di composizione istantanea o di improvvisazione ad alto livello semantico, ma nella loro capacità di generare una sorta di nuova musica da camera basata su superficie vaporose, opache, ripetitivamente incrociate e sovrapposte tra loro fino a creare un tessuto musicale traslucido in cui è piacevole e consolatorio trovare dei riferimenti a Jon Hassell.

Di diverso avviso è il quartetto composto da Scot Ray (lap steel slide guitar), Bill Harrett (chromatic harmonica), Steuart Liebig (fretted and fretless bass) e Alex Cline (Batteria e percussioni). Qui siamo di fronte a una duplice operazione. Anche qui sembra assente la figura di un leader, di un solista attorno a cui il gruppo viene costruito. Tutti e quattro i musicisti si muovono su strutture cromatiche che si sorreggono a vicenda in un continuo togliere e aggiungere, strutture liminali, semplici e ai margini, che generano una musica quieta, fluida, elegante. Allo stesso tempo assistiamo a una sorta di reinvenzione della lap steel slide guitar, sia in termini musicali, che di stile. La lap steel slide guitar è infatti genericamente legata alla musica hawaiana, al blues, alla musica country. In anni più recenti, grazie ad alcuni interessanti innovatori come Susan Alcorn e lo stesso Scot Ray, ha cominciato ad uscire dai soliti percorsi per esplorare territori musicali più vasti. Questo disco ne è un ottimo esempio. La musica dei quattro componenti sembra fondersi in un post rock dal carattere sobrio, allegro e rilassante. Qui non ci sono loop o texture, si tratta di un quartetto di ispirazione tradizionale, ma è la natura cameristica della musica a colpire la mia attenzione. Tutto è in perfetto equilibrio, in un ordine che sembra escludere la possibilità di improvvisazione e che invece sembra configurarsi come composizione istantanea. Un altro ottimo lavoro per la label indipendente italiana Long Song Records.

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