Immagini e superfici: Le Retour A’ la Raison di Teho Teardo, Specula, 2015 su #neuguitars #blog

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http://www.tehoteardo.com/it/opera/album/le-retour-la-raison/

“This album is about a unique meeting with Man Ray. Unique because silent films directors are all dead!“

Flashback. Siamo nel 2015. Abbiamo fatto un salto indietro e stiamo ascoltando questo cd, Le Retour A’ la Raison di Teho Teardo.

Cos’è la musica cinematica? David Shea la definisce in questo modo nel suo saggio “Un frammento”: “Il termine di musica cinematica mi è utile per riferirmi a pezzi che creano una sonorità filmica indipendente dall’immagine ma connessa a immagini specifiche o referenze esterne, diversamente quindi dai pezzi a tema o dalle colonne sonore di film separate dal medium visivo.*”

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Si tratta di una definizione interessante e allo stesso tempo abbastanza estesa da poter inglobare forme e stili diversi.

L’ho scelta perché mi sembra una definizione calzante con le musiche proposte in questo cd da Teho Teardo, dedicate ai film di Man Ray, in quanto lo stesso Teardo è stato molto preciso nell’indicare come “This record it’s not a soundtrack, you can’t make a soundtrack for those movies, Man Ray hates soundtracks to the point he could easily kill you with his famous nailed flatiron.”

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Quali possono essere le referenze esterne utilizzate da Teardo per creare delle connessioni tra suoni, musiche e immagini? Ricostruire queste connessioni richiede un lavoro intenso e complesso. Ho guardato alcuni dei film di Man Ray messi in musica. Non li avevo mai visti prima e già per questo dovrei essere grato a questo disco. Sono primitivi, non c’è una trama, non sembra esserci un’organizzazione. MA le immagini. Sono dense, forti, intense. Ma anche tristi, laconiche. Vere. E’ possibile che Teardo abbia voluto creare un percorso musicale ad esso parallelo? Come dire: non posso operare nei termini stilistici canonici, non posso inventarmi una colonna sonora “standard”, devo agire con una visone estetica completamente diversa, devo rovesciare le prospettive. E se…. e se provassi a creare una struttura sonora diversa da una colonna sonora, “ricostruendo” materialmente quei film con i suoni, con i rumori, con le chitarre del mio studio? Attingendo magari alle mie esperienze precedenti certo, alle mie letture, al mio vissuto estetico, ma con un obiettivo solo: essere anch’io “vero”, essere sincero.

Ho provato a vedere quei film in silenzio, poi ho aggiunto le musiche di Teardo. Cambiano. E’ impressionante ma le sensazioni, le emozioni provocate dai film cambiano. Si crea una sorta di sovrapposizione emotiva tra le immagini e le musiche. Un cortocircuito estetico tra quello che ascolti e che vedi che è estremamente funzionale e che affascina. Peccato non esserci stati a Villa Manin in quelle due serate di dicembre 2014. Devono essere state molto intense.

* Panta musica a cura di Enrico Ghezzi, Bompiani, 1996 pag. 329

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