Le speranze e gioie di un giardiniere nelle musiche di Alessandra Novaga su #neuguitars #blog

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https://www.alessandranovaga.com/

https://dieschachtelrecords.bandcamp.com/album/i-should-have-been-a-gardener

Penso di poter ragionevolmente dire di conoscere Alessandra Novaga abbastanza bene. Abbastanza da poter dire che ha una personalità complessa e un desiderio artistico enorme. Quando sceglie un progetto, un nuovo progetto, ci si dedica con una passione e una caparbietà rare: Alessandra raggiunge una intensità quasi teatrale nel raggiungere e immedesimarsi nelle personalità e nei concetti stilistici di chi o di cosa ha deciso di occuparsi. Era già stato così in occasione dell’ottimo lavoro su Fassbinder e della sua Wunderkammer, è di nuovo così per questo nuovo album “I Should Have Been a Gardener” dedicato a Derek Jarman e prodotto dalla sempre eccellente Die Schachtel, con uno splendido vinile giallo e una confezione a livello di alto design, curatissima nei minimi particolari.

A dire il vero, qualcosa era nell’aria. Alessandra è una persona piuttosto riservata, ma anche lei non sa resistere al desiderio di condividere le sue passioni nei social network: era possibile intuire che il suo nuovo disco avesse a che fare i giardini dalla cornucopia di foto di bulbi, vasi e fiori (neanche una rosa, peccato) che avevano invaso il suo profilo Facebook.

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Un anno fa circa erano apparse foto del cottage di Jarman, del suo giardino, addirittura foto della sua tomba. Il cerchio si stava stringendo. Il cerchio si è finalmente concretizzato nel cerchio giallo del disco di vinile dedicato a Derek Jarman, ancora una volta è il cinema ad essere al centro dell’attenzione ma con una palpabile differenza rispetto al lavoro su Fassbinder: questa volta non sono le musiche legate al cinema il soggetto della creatività di Alessandra, ma l’animo, la personalità, l’essere politico, sociale e artistico di Jarman stesso.

Il risultato è una musica dal carattere molto intimo, essenziale, a volte quasi dolorosa, ma che alla fine lascia un gran senso di pace e…di redenzione. Sembra che Alessandra si sia profondamente immersa nella personalità di Jarman, facendo quasi un viaggio iniziatico tra gli aspetti principali della sua vita e della sua visione artistica.

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La chitarra di Alessandra diventa così uno strumento per raccontare, il disco diventa un percorso narrativo, la musica una biografia messa in note. Credo che questo sia il grande pregio di un’artista come Alessandra: la capacità caparbia e emotiva di saper creare una narrazione in cui avvolgere l’ascoltatore.

Io penso, infatti, che uno dei grandi difetti della musica sperimentale e contemporanea stia nella sua incapacità di coinvolgimento emotivo e di inserire le musiche all’interno di un contesto, anche mediatico, che ne aiuti la comprensione. Spesso e volentieri mancano le coordinate culturali, sociali e emotive con cui orizzontarsi, tramite cui assorbire, far proprie le musiche stesse. Insomma, vige ancora e sempre la tentazione di chiudersi nell’eterna torre d’avorio. Un rischio che Alessandra ha saputo evitare, forse inconsapevolmente, perché non credo sia questo uno dei fini ultimi del suo fare musica, grazie alla sua profonda capacità empatica di avvicinarsi a Derek Jarman come a Rainer Werner Fassbinder. “I Should Have Been a Gardener” è allo stesso tempo una narrazione, un flusso emotivo, una catarsi spirituale, potrebbe diventare uno spettacolo teatrale. Il giusto, sentito omaggio a Derek Jarman.

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