Bjørn Fongaard e la chitarra microtonale su #neuguitars #blog

La crescita esponenziale della musica artistica nordeuropea, al termine del XX secolo, non aveva ancora visto la sua fine: la raggiunta stabilità politica, economica e sociale europea e statunitense aveva contribuito ad aumentare la produzione e la consapevolezza della musica artistica nordica. Anche i progressi tecnologici astronomici avvenuti negli ultimi decenni del secolo ebbero un impatto su questa crescita. La maggior parte dell’attività musicale nordica durante questo periodo può essere attribuita ai numerosi compositori danesi, svedesi, norvegesi, finlandesi e islandesi nati durante i vent’anni seguenti la seconda guerra mondiale: un gruppo apparentemente ampio e vario come quello dei compositori nordici nati tra il 1880 e il 1940, inoltre, anche le Isole Faroe videro la nascita dei primi significativi compositori durante questo periodo. All’inizio degli anni ’60, si potè osservare una nuova fase nella modernizzazione in corso del linguaggio musicale nella Norvegia del dopoguerra. All’egemonia dominante del neoclassicismo seguì un periodo di tempo in cui l’espressionismo e una sorta di neo-romanticismo acquisirono importanza. Questa fase non riguardò solo un cambiamento negli stili musicali, ma anche una profonda riorganizzazione del ruolo della musica nella società. Attività primarie del governo norvegese, dopo la seconda guerra mondiale, furono la formazione di una società moderna, con la ricostruzione e la modernizzazione della nazione: in questi progetti erano inclusi anche piani riguardanti le arti e la musica per offrire condizioni migliori agli artisti e l’espansione delle istituzioni già consolidate, oltre a crearne di nuove. Ciò includeva, tra le altre cose, lo sviluppo dell’opera, del sistema di educazione musicale, delle orchestre sinfoniche, ecc. La realizzazione di questi piani richiese un tempo piuttosto lungo, poiché fu solo alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70 che molti di questi iniziarono ad essere realizzati o avviati. La società era cambiata in modo significativo durante questi anni, così che l’obiettivo di sviluppare la cultura musicale non era più l’unica preoccupazione di questi progetti. I primi progetti erano basati sull’idea di avere le principali istituzioni musicali situate nella capitale, Oslo, per essere al servizio del resto del paese. Si pensava che in questo modo l’educazione musicale, l’opera, orchestre e ensemble potessero raggiungere anche le regioni più periferiche attraverso tour individuali e di gruppo. Si verificarono cambiamenti nell’opinione pubblica, con forti polemiche politiche sul rapporto tra centro e periferia. Questo portò a una crescente preoccupazione nel rendere le regioni periferiche simili alla situazione della capitale. Il governo iniziò a prestare una certa attenzione all’arte e alla musica, incoraggiando una più capillare distribuzione , investendo e professionalizzando istituzioni locali come conservatori e orchestre e offrendo migliori possibilità di esperienze professionali nei distretti periferici. Le istituzioni centrali erano ancora considerate di livello più alto, ma il risultato fu un miglioramento della cultura professionale e delle istituzioni sia a livello locale che a Oslo.

In questo fermento culturale nascono la musica e lo stile del compositore Bjørn Fongaard (Oslo 1919- Oslo 1980). Fongaard studiò al Conservatorio di Musica di Oslo dove i suoi insegnanti furono Per Steenberg, Sigurd Islandsmoen, Bjarne Brustad e Karl Andersen. Abile musicista, per molti anni fu più conosciuto come chitarrista che come compositore. Influenzato da modernisti come Hindemith, Schoenberg e Webern, Fongaard riuscì a sviluppare uno stile di composizione sperimentale molto personale, estremamente legato alla chitarra elettrica. Uno stile talmente avanzato che quando nel 1965 si trattò di eseguire la sua composizione Uranium 235 per orchestra, nessuno dei musicisti fu in grado di leggere la nuova e sconosciuta notazione.

Deluso da questa situazione, Fongaard decise di poter eseguire altrettanto facilmente la sua musica con la chitarra, strumento che aveva studiato per scopi sperimentali per molto tempo. Entrato in possesso di una chitarra elettrica Framus (modello 5/131 Hollywood, solid-body con due pick-up), ne modificò radicalmente la tastiera, aggiungendo tastini atti a produrre i quarti di tono. Fongaard posizionò la chitarra in maniera orizzontale per suonarla e prepararla in maniera atipica tramite l’impiego di piccoli archetti e diversi oggetti. Sotto questo punto di vista forse fu il primo a esplorare le potenzialità della chitarra preparata. Per questo strumento accordato con microintervalli egli compose una serie di opere, sia soliste che in combinazione con percussioni e narratore. I titoli rivelano l’interesse del compositore per la filosofia e l’astronomia: Galaxy, Homo Sapiens, Genesis. La sua Sinfonia Microtonalis ha rappresentato la Norvegia al 1970 International Rostrum of Composers a Parigi. Ha anche tentato di trasferire i suoi principi microtonali a opere per orchestra tra cui Orchestra Antiphonalis, Symphony of Space, Universum e Mare Tranquilitatis.

Ho incontrato la musica di Fongaard per caso, comprando qualche anno fa questo LP, “Nordiska Musikdagar 1968 Nordic Music Days Vol.3”, realizzato nel 1969 dalla EMI, dove Fongaard è presente con il suo brano “Homo Sapiens”.

Le note sul retro della copertina del disco recitano: “The composer writes on his work: Homo Sapiens was composed in 1966 and first performed by the Norvegian Broadcasting Corporation in the same year. This is a purely instrumental work, composed for and performed on a micro interval guitar. These sounds sources, which resemble the electronic tonal qualities, are produced solely by means of a specially worked out instrmental technicque: and as they are very weak they can be ampplified by the use of ordinary loudspeakers. The source of inspiration for this work is the man’s own history of development and progress. The work as a whole is animated by the wish that peace and brotherly love may continue to fine dmore and more room in people’s hearts. The formal division is apparent in small episodes and rhythmically monotonous beats which symbolize humanity’s restless course in the future,until we stop questioningly at our own time.”

Un brano molto interessante che mi ha spinto ad approfondire. Purtroppo la musica di Fongaard non viene molto eseguita ed è poco conosciuta, per cui mi ci è voluto diverso tempo prima di mettere le mani su questo doppio cd, “Galaxe”, di nuove registrazioni del chitarrista norvegese Anders Førisdal, pubblicato nel 2015 su Aurora Records.

Una raccolta monografica davvero interessante, un assaggio gustoso delle sue musiche, in attesa di riuscire a trovare anche il cofanetto di cd “Elektrofoni: Works For Micro Intervallic Guitar 1965-1978”.

A colpire particolarmente sono “Galaxy” op. 53 (1966) per tre chitarre elettriche, uno dei lavori più noti di Fongaard. Il titolo riflette il forte interesse di Fongaard per la natura e la scienza moderna, qualcosa che è evidenziato anche da titoli come Kosmosyntese (Cosmo-Synthesis) e Science Fictions. Il pezzo è composto da dodici sezioni con caratteristiche molto diverse tra loro, connesse con una sorta di scrittura motivica: schemi generalizzati che possono essere estremamente brevi o estesi oltre il riconoscibile, che rappresentano una visione musicale estremamente eterogenea. Fongaard aveva precedentemente impiegato il codice morse in Uranium 235, e non è improbabile che anche parte del materiale in Galaxy si riferisca a quello linguaggio in codice.

Nelle Improvisations op. 81 (1968) il materiale è molto meno opaco che in Galaxy, più simile a un movimento classico. Le quattordici sezioni del lavoro sono tutte basate su una frase con una forma simile: due toni, tre toni, due toni e un motivo a onde conclusivo. A causa della disposizione dei suoni strumentali e della varietà di texture e di tempo, questa semplice forma sembra aumentare le possibilità di esplorazione delle variazioni timbriche piuttosto che limitarne le possibilità espressive. La forma complessiva mostra un chiaro equilibrio di connessioni e contrasti, e dopo la libera espressione delle prime settime sezioni, le risonanze estese dell’ottava sezione mettono in moto uno sviluppo che si estende nel finale orchestrale.

Forse per ingannare il tempo intercorso tra Galaxy e Improvisations, Fongaard scrisse diversi piccoli lavori in tre movimenti: Aphorims op. 61, Novations op. 62 e Aphorism op. 63 del 1967. La disposizione dei suoni e delle tecniche strumentali è un elemento importante in queste opere e varia da movimento a movimento nei diversi brani. A differenza degli altri lavori presenti sul doppio cd “Galaxe”, questi brani sono tutti annotati in un formato di partitura tradizionale con annotati su un sistema separatoi suoni o le tecniche adoperate (spugna, bacchetta di metallo, archetto, colpi sullo strumento, ecc.). Aphorisms 61 e 63 sono scritti per un singolo interprete, mentre l’op. 62 è pensato per essere realizzato su nastro. Nell’op. 63, gli strumenti a percussione e la voce degli interpreti sono incluse nella strumentazione.

Sinfonia Microtonalis no. 1 è l’esatto contrario dell’op. 62 e indica i numerosi brani per strumento solista e nastro che Fongaard scrisse negli anni Settanta. Caratterizzato da una forma relativamente estesa, è correlato a Galaxy, anche se presenta un suono dalla prima composizione. Il brano è scritto per essere realizzato in studio con l’utilizzo di tape al doppio o alla metà della velocità normale, e la partitura è studiata per dare una visione d’insieme della forma per aiutare il tecnico che assiste nella registrazione. La notazione fornisce istruzioni verbali per quale tipo di suono o tecnica usare in una data sezione del pezzo per le quattro diverse tracce.

Sembra che Fongaard abbia capito intuitivamente come la chitarra elettrica, per la sensibilità microscopica dei microfoni in grado di amplificare suoni e sfumature altrimenti non registrabili, sia uno strumento propriamente elettronico e non solo un’estensione di strumenti acustici a corda. La musica di Fongaard rappresenta quindi uno spazio in cui armonie “terrestri” e cosmiche “si incontrano senza essere mai state unite.

Anders Førisdal si dimostra un ottimo interprete, capace di analizzare a fondo tutte le caratteristiche delle musiche di Fongaard e molto abile nel gestire le chitarre elettriche coinvolte. Il doppio cd è ben completato dalla presenza di altri tre brani: “Renvoi-Shards” di Brian Ferneyhough, Krav di Ole Henrik Moe e Guitar In The Mud composto da Øyvind Torvund.

La Norvegia non è mai stata così interessante.

Bibliografia

http://www.mic.no/mic.nsf/doc/art2002101214595343985351

Sergio Sorrentino, La chitarra elettrica nella musica da concerto: La storia, gli autori, i capolavori, Arcana, 2020

Frederick Key Smith, Nordic Art Music: From the Middle Ages to the Third Millennium, 2002

John D. White, New Music of the Nordic Country, 2002

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