Masayuki Takayanagi’s New Direction: Aprile è davvero il mese più crudele? su #neuguitars #blog

Temerario. Potente. Vitale. Anticonformista. Virtuoso. Libero. Masayuki Takayanagi è stato tutto questo e ancora di più, un musicista incredibile, intransigente, il cui stile chitarristico non temeva nessun rivale, neppure tra gli urlatori free. Capace di creare una musica dotata di un forza di attrazione gravitazionale superiore a quella di un buco nero, un buco fatto di musiche suonate a un livello di intensità cosmico. A farmi incontrare “Jojo” Masayuki Takayanagi è stato Julian Cope con quel suo capolavoro di libro intitolato “Japrocksampler”. Così parla di questo grande chitarrista: “Our brief excavation of Japan’s free-jazz underworld concludes with the splattered oblivion of electric guitarist Masayuki Takayanagi, one of those extreme mavericks who combined virtuosity and extensive grasp of musical theory with radically atonal free-rock amp destruction, inspiring and pissing off contemporaries throughout the entirety of his forty-year career. Nicknamed ‘Jojo’ and infamous for his wantonly outcast broadsides, he was notably excommunicated without trial by the jazz community of the late ’60s for having described them as ‘a bunch of losers’ in the press. Plotting a musical trajectory somewhere between the free rock of the MC5’s ‘Gold’ and Albert Ayler’s ‘Music Is the Healing Force of the Universe’, Jojo’s incredible power quartet New Directions for the Arts whipped up an a-rhythmical hurricane so frenzied that it became positively peaceful right there in the eye of the storm.”

Dopo una presentazione così è stato doveroso mettersi alla ricerca dei suoi dischi, cosa non facile, Jojo, come il resto dei musicisti free giapponesi è praticamente sconosciuto in Italia, i suoi dischi sono oggetto di culto e di collezionismo anche nella sua madrepatria e la sua produzione copiosa. Orientarsi nella sua discografia è stato l’equivalente di un lancio nel buio col paracadute, senza rete. Un viaggio affascinante che continua ancora, un po’ alla volta, aggiungendo sempre nuovi tasselli a un caleidoscopico, complesso mosaico.

Questo è il primo di una serie di post con i quali voglio comunicarvi il mio entusiasmo e la mia ammirazione per questo grande, sfortunato musicista. Voglio cominciare a proporvi uno dei suoi dischi più rappresentativi: “April is the cruellest month”, felicemente ripubblicato nel 2019 dalla casa discografica indipendente Blank Forms Editions di Brooklyn, New York.

Questo disco, uno dei primi che vi dovete procurare per cominciare il vostro percorso di iniziati nella discografia di Takayanagi, porta con se anche una storia interessante, descritta da Soejima Teruto nel suo libro “Free Jazz in Japan A personal history”, pubblicato in inglese nel 2018 da Public Bath Press: “Bernard Stollman of the American label ESP Records expressed serious interest in making a series of records of Japanese free jazz artists. It was 1974. At this time, the idea of releasing records on an overseas label was like a big dream in the world of Japanese jazz. ESP, the label that had released Albert Ayler and many other giants of free jazz into the world was generally known as the most advanced avant-garde specialty label in the world. Everyone associated with Japanese free jazz was drooling at the possibility. (…) It was soon decided that the first release would be by Takayanagi Masayuki New Direction Unit. Takayanagi himself was ecstatic. Recording was to take piace in Japan with the master tape to be sent to ESP. Recording was set up far April 30 and May 11, 1975 at Yamaha Studio in Shibuya. The members, apart from Takayanagi, were Mori Kenji (ts), Ino Nobuyoshi, and Yamazaki Hiroshi to make a quartet, with Ohashi in charge of production. Since it would come out in a foreign market, it needed an English title and Takayanagi suggested the line “April is the cruellest month”, from the T. S. Eliot poem.”

Soejima Teruto si occupa anche di scrivere le note che avrebbero dovuto accompagnare il disco, e in queste non nasconde certo il suo entusiasmo: “Inside a closed chamber, energy building up, the density of sound born from total use of all force is peaking. That unseen force is whipping around inside that space, its light sometimes leaking from the corners, an unstoppable juggernaut. That’s the picture I want you to imagine. That is the energy of New Direction Unit. The methodology of the third number, “Mass Projection,” shows us a huge explosion. That energy rapidly penetrates and spreads in infinite space, an insanity with its own meticulous structure. Only the heaviest elements of all parts of normal life are integrated into the sound.”

Il disco venne registrato e il nastro fu inviato alla ESP, da cui arrivò la risposta che si aspettavano di pubblicare l’album nell’autunno del 1975. Glifu assegnato il numero di catalogo ESP-disk 3023. Sfortunatamente, poi non se ne fece niente. La Esp-Disk si trovò nel 1976 in una crisi finanziaria che gli impedì di stampare altri album musicali pur avendo numerose altre produzioni già registrate e pronte per la diffusione. Nello stesso anno Bernard Stollman per evitare il fallimento chiuse la casa discografica, donando i diritti in licenza ad altre label giapponesi ed europee. Secondo Teruto, Takayanagi la prese con nipponica filosofia, disse: “These things happen.” Il disco venne finalmente pubblicato dalla casa discografica Kojima nel 1991, dopo la morte del suo autore.

La Bibbia Discogs mi da invece altre indicazioni:

April Is The Cruellest Month (CD, Album) April Disk AP-1 Japan 1991

April Is The Cruellest Month (LP, Album) Blank Forms Editions BF-008 US 2019

April Is The Cruellest Month (CD, Album) Jinya Disc B-12, Japan 2007

April Is The Cruellest Month (CD, Album + CDr) Jinya Disc B-12, JDR-002 Japan 2007

Normale confusione discografica. Quello che è certo è che si tratta di un disco potente che non deve mancare nella collezione di ogni amante del free jazz che si rispetti. Ascoltare questo disco è come fare un salto dentro un malestrum di suoni e emozioni. Gli musicisti sono intrisi della spiritualità di Takayanagi. Con calma, egli costruisce il proprio suono, in un incredibile crescendo. Un suono che è come un mare in tempesta, una folata di vento, un motore a reazione. Ci stiamo librando in un territorio musicale inesplorato. Questa musica, sebbene totalmente unica, contiene, nel profondo, elementi in cui puoi sentire l’influenza delle tradizioni della cultura giapponese. E’ la fusione di due culture radicalmente diverse, che qui si uniscono creando qualcosa di unico. E’ questa la grande forza e la grande rivelazione di Takayanagi, dei New Direction, del free jazz giapponese e di Teruto: la consapevolezza e il desiderio di creare qualcosa di nuovo, assimilando una forma culturale a loro estranea, rileggendola secondo la cultura nipponica, senza compromessi, senza preconcetti, innestandola e generando qualcosa di nuovo, spontaneo, immediato e vitale. Takayanagi con la sua musica ci mostra con violenza la sua eleganza e ci fa conoscere la grazia, il suo straordinario potere come creatore. Il fraseggio può sembrare eccessivo, forse pesante, ma credo che non ci siano, e non possano esserci, parole che possano davvero catturare l’intensità del suono di Takayanagi.

Julian Cope aveva davvero ragione: “every shrill, distended, shrieking note l’ve ever heard this guy play screamed ‘Jojo was a man’.”

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