.O.Rang. Il culto post isolazionista di Lee Harris e Paul Webb su #neuguitars #blog

E’ notte mentre vi scrivo. Ho sul piatto del mio lettore cd l’ultimo tassello di un micro culto personale che mi sta accompagnando dal 1994 e che oggi vede, finalmente, completato il suo ciclo temporale e creativo. Oggi vi voglio finalmente parlare degli .O.Rang, duo anticipatore del post rock, figlio di una delle band pop più importanti della scena musicale inglese degli anni 80′: i Talk Talk.

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Sul mio piatto sta suonando l’EP “Spoor”, datato 1994, stesso anno della compilation “Ambient 4: Isolationism”, di cui vi ho parlato qualche tempo fa e che vi invito ad andare a rivedere. Da quel doppio cd, targato Virgin, sono nate molte derive, molte intuizioni, molti microcosmi. Uno di questi è quello degli .O.Rang. Gli .O.Rang erano presenti con un loro brano “Little Sister”.

Sarà meglio, però, partire dagli inizi, ma ve lo dico subito: in questo post non si parlerà di chitarre. Per gli .O.Rang farò una eccezione alle regole di questo blog.

Siamo nel 1988 e i Talk Talk hanno appena completato il loro album “Spirit of Eden”. Il disco nasce segnato da profondi contrasti con la casa discografica EMI, che premeva perché il gruppo prendesse una direzione più commerciale. Contrasti vani perché Mark Hollis, cantante del gruppo, scelse una strada sempre più sperimentale. Il bassista Paul Webb decise di separarsi dalla band per cercare nuove strade, più vicine ai suoi gusti musicali. Nel 1991, dopo l’uscita dell’album finale, “Laughing Stock”, Mark Hollis proclamò lo scioglimento dei Talk Talk. Lee Harris il batterista, si riunì al suo amico Paul Webb: erano nati gli .O.Rang. E’ possibile ipotizzare che gli ultimi due album dei Talk Talk e il lavoro a fianco di Mark Hollis abbiano influito sul loro desiderio di produrre musica sperimentale e sulle loro ambizioni intellettuali e artistiche. E’ possibile pensare che, assieme,lontani dalla, forse schiacciante, influenza creativa del buon Hollis, i due abbiamo saputo mettere a fuoco una loro personale poetica. E’ possibile teorizzare che abbiamo voluto proseguire su una linea creativa e evolutiva diversa. E’ possibile sognare che abbiamo voluto comunque svoltare pagina, lasciando il mondo del pop, per lidi sconosciuti.

Siamo nel 1994 e, come abbiamo visto, gli .O.Rang partecipano alla compilation “Ambient 4: Isolationism” con un brano dalle forti influenze etniche, tribali. Stesse influenze che ritroviamo nel loro primo album “Herd Of Instinct” che esce lo stesso anno.

Lee Harris e Paul Webb invitano sedici musicisti a suonare e improvvisare con loro, tra di essi troviamo Graham Sutton (chitarrista che aveva già fondato i seminali Bark Psychosis, band citata da Simon Reynolds nel suo saggio sul post-rock, amici di Lee Harris e poi un gruppo di drum and bass, i Boymerang) e soprattutto una giovane cantante di talento, una certa Beth Gibbons, futura cantante del più famoso gruppo di trip hop, i Portishead. I musicisti sembrano essere particolarmente affascinati dalla musica dei Caraibi e dell’Africa sub-sahariana e dalla messa in scena teatrale di oscuri riti voodoo. La stessa estetica del disco e delle foto che contiene è un viatico che quasi rimanda alle ultime drammatiche scene del film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.

Il 1994 vede anche l’uscita dell’EP “Spoor” definito nelle note come “Remnants of variation tracks re-appear on Herd of Instinct”. Si tratta di composizioni inedite, figlie delle stesse sessioni di registrazione, che si mantengono nella stessa corrente dell’album principale.

Dobbiamo aspettare altre due anni, il 1996, perché il duo torni a farsi sentire con un nuovo lavoro: “Fields And Waves”. Album realizzato con un maggiore controllo e con la supervisione principale di Lee Harris, segnando una sterzata verso sonorità più elettroniche e sperimentali. L’esotismo tribale del primo album viene messo in secondo piano puntando su una maggiore profondità musicale e un desiderio di introspezione e meditazione. Anche la grafica che accompagna il disco cambia: Paul Webb e Lee Harris sono anche appassionati di fotografia e il libretto di “Fields And Waves” è una carrellata di foto in bianco e nero e a colori dal carattere molto forte e intimista. Come il suo predecessore, “Fields And Waves” è un fallimento commerciale, ma è stato applaudito dalla critica.

Poi più nulla. Un terzo album è stato a lungo annunciato dai membri della band, soprattutto da Lee Harris , nel sito ufficiale .O.corner. Tuttavia nulla è stato finora divulgato e, con il passare degli anni, la probabilità che “LP3” (o Loudhailer No. 19) sia stato realmente registrato diminuisce, questo tanto più che il loro sito web .O.corner non è stato più aggiornato dal 31 luglio 2004 ed è scomparso dalle mappe del web. Wikipedia ci informa che un gioco da tavolo chiamato .Go.rang, le cui regole sono state create da Lee Harris, è stato prodotto in quantità limitate e venduto attraverso il sito web del gruppo. Questo non significa che i due membri della band abbiano smesso ogni attività musicale. Lee Harris ha collaborato nel 2004 nell’album dei Bark Psychosis, Codename: Dustsucker per il quale ha co-scritto con Graham Sutton due tracce, mentre Paul Webb, sotto lo pseudonimo di Rustin Man è stato il coautore del primo album solista della sua amica Beth Gibbons, intitolato Out of Season (dove, del resto, ha partecipato anche Lee Harris).

Questi i fatti, queste le poche informazioni che sono riuscito a racimolare. Perché parlare degli .O.Rang? Perché dedicare loro un post in un blog che parla di musica per chitarra sperimentale? I motivi possono essere diversi e nessuno di essi veramente valido. Partiamo dai Talk Talk. E’ opinione unanime che la direzione artistica del trio fosse saldamente nelle mani del geniale Hollis, ma siamo davvero sicuri che a Harris e Webb spettasse solo un ruolo da comprimari? Gli .O.Rang ci possono raccontare una storia diversa, una storia in cui anche gli altri due avevano qualcosa da dire e,magari,l’hanno anche detto. Esaurita l’avventura dei Talk Talk non si sono ripiegati su di se stessi, non si sono accontentati delle royalties che arrivavano dalle vendite dei loro dischi precedenti, ma hanno voluto mettersi in gioco, continuare una loro personale carriera professionale,dimostrare di poter lasciare un segno. In questo senso i loro tre dischi sono stati un successo, sono arrivati in un momento di mezzo, in cui la musica popular stava cambiando, attuando un ripiegamento intellettuale che l’avrebbe portata dal post punk al post rock, passando per una forma di ambient dai contenuti oscuri e gelidi. Gli .O.Rang avevano saputo cogliere quest’attimo congelato in alcuni dischi dai contenuti interessanti e portatori di nuove idee e possibili sviluppi. Poi qualcosa deve essersi inceppato nel meccanismo creativo. Qualcosa deve essere andato storto e le idee sono rimaste lì da dove erano partite, come i loro dischi, attimi congelati di possibili sviluppi che non si sono mai realizzati. Forse è meglio così. Gli .O.Rang hanno seguito i destini dei Talk talk e di Mark Hollis, ritagliandosi un culto da appassionati di nicchia. Non sono cambiati, sono rimasti un esempio di potenziale inespresso congelato nel tempo. Collezionateli, non ve ne pentirete.

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