Henry Kaiser e John Coltrane: come rileggere i classici su #neuguitars #blog

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“Erano in particolare i chitarristi, compresi i principali solisti della scena musicale di San Francisco, ad essere attratti dall’album e dalle lunghe improvvisazioni di Coltrane.”

Ashley Kahn, A Love Supreme, Il Saggiatore, pag. 162

Jorge Luis Borges ci insegna che l’etimologia è una scienza interessante e anche sorprendente. Il termine “classico” deriva dal latino “classicus”, cittadino appartenente alla prima classe di censo, e successivamente scrittore di prim’ordine. L’Enciclopedia Treccani ce ne da una vasta e estesa descrizione ( https://www.treccani.it/vocabolario/classico/ ) che ci mostra come il termine “classico” sia stato un concetto elitario che si è fatto universale. In latino il classico è l’eccellente, poiché appartenente alla classe sociale più elevata, o poiché assimilato a questa. E la cultura classica nel senso di greca e latina, oltre ad essere classica nel senso di esempio di perfezione ed eccellenza, si è rivelata anche una cultura “di classe”, strettamente elitaria, preclusa ai più. Ma l’eccellenza del classico si è sovrapposta ad un’idea di tradizione, acquisendo un connotato di identità culturale. Il classico è un esempio storico, una radice di cultura. Ad esempio, se parliamo di musica classica parliamo certo di musica colta, ma anche di una musica che ha avuto un peso sufficiente a scavare profondamente l’immaginario collettivo di ogni classe sociale. Parlando di libri potremo citare un grande classico: la caratura di quel libro starà nella sua capacità di parlare a chiunque in ogni tempo. In altre parole, classico è ciò che ha un valore tanto alto e schietto che spontaneamente diventa cultura condivisa.

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Borges ci racconta come “classico è quel libro che una nazione o un gruppo di nazioni o di lungo tempo hanno deciso di leggere come se nelle sue pagine fosse tutto deliberato, fatale, profondo come il cosmo e capaci di interpretazioni senza fine.”

Credo che questa visione possa essere applicata anche alla musica di John Coltrane. La musica di Coltrane è diventata qualcosa di “classico”. Ha superato i confini delle nazioni, i diversi colori della pelle degli uomini, ha raccontato gioie, dolori, emozioni, spiritualità, misticismo, a persone sconosciute che non lo hanno mai incontrato di persona. Aspettavo il momento che venisse riletta in una nuova formula, sotto una diversa angolazione. Ringrazio quindi il geniale Henry Kaiser e la inossidabile Cuneiform Records per questo progetto di rilettura e reinterpretazione delle musiche di John Coltrane. Entrambi non sono nuovi ad operazioni di questo genere. In passato Kaiser aveva riletto il periodo elettrico di Miles Davis. Si era parlato inutilmente, all’epoca, di profanazione. Forse lo si farà ancora per questo loro “A Love Supreme Electric”. Se lo si farà sarà principalmente per due motivi: il primo è che in molti non amano “rileggere” i classici. Li vogliono immobili, congelati, intoccabili, chiusi in teche di cristallo dotati di sistemi di allarmi anti intrusione sofisticatissimi. Il fine? La conservazione fine a se stessa. Il risultato? Lo squallido ristagno che lentamente fa ammuffire qualunque cosa. Il secondo è simile al primo, ma più sfumato sul piano estetico. John Coltrane è stato, come Miles Davis, Charlie Parker, uno dei santi del jazz. Giocare con la sua musica può essere visto come un atto di superbia, di arroganza intellettuale e musicale.

Se ascolterete questo doppio cd con questi due paraocchi non andrete lontano. Tanto vale che lasciate perdere in partenza. Ma se siete disposti ad accettare il punto di vista di Borges allora questo doppio cd vi colpirà come una folgorazione, tanto intense, profonde e cariche di energie sono queste musiche.

Le musiche di “A Love Supreme” e “Meditation” vi appariranno trasfigurate, immerse in una nuova luce e, quando tornerete a riascoltare gli originali di Coltrane, perché tornerete sicuramente a riascoltarli, rileggerete questi “classici” in modi nuovi e diversi.

Le emozioni che la musica di Coltrane suscita sono forse eterne, ma i mezzi devono costantemente cambiare, sia pure in modo assai lieve, per non perdere la loro virtù. I classici si consumano mano a mano che il lettore, l’ascoltatore li riconosce sempre nello stesso modo. Ciascuno dubita della sua arte e di quella che lo circonda. Classico non è un libro, uno spartito,un disco che necessariamente possiede questi o quei meriti. Classico è un libro, uno spartito,un disco che le generazioni degli uomini, spinte da diverse ragioni, continuano a leggere, a suonare, ad ascoltare con nuovo fervore e una misteriosa lealtà. L’arte di oggi deve sapersi sintonizzare sulla lunghezza d’onda di questi segnali, captarli e tradurli in nuovi codici. Coltrane fa ormai parte di questa vitale eternità.

Vinny Golia tenor, soprano, & baritone saxophones
John Hanrahan drums
Henry Kaiser guitar
Wayne Peet Hammond B3 & Yamaha YC-45D Organs
Mike Watt bass

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