Le elaborazioni per chitarra di Gerard Cousins delle musiche di Philip Glass su #neuguitars #blog

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Se penso a Philip Glass mi vengono subito in mente l’eccesso e l’iper accelerazione della vita moderna espresse nel film Koyaanisqatsi, del 1982. Quel film, realizzato da Geoffrey Reggio, vorrebbe essere una rappresentazione critica di una società malata (il titolo significa “vita squilibrata” in lingua hopi) attraverso le immagini di strade e degli skyline di metropoli brulicanti di vita come dei formicai, accelerate in time-lapse. Glass riesce a dotare queste immagini così affascinanti di una colonna sonora ondulata, sublime e corale, in grado di creare una sorta di accelerazione sensoriale dei contenuti subliminali esplorati dal film, rendendolo un’esperienza affascinante.

Un’esperienza ai limiti della trance che ho ritrovato in altre sue musiche, come in questi arrangiamenti per chitarra realizzate dal bravo chitarrista gallese Gerard Cousins. Mi sono occupato di Cousins qualche anno fa, intervistando e recensendo due suoi dischi: “The Gift” (2008), interamente dedicato alla musica contemporanea di compositori giapponesi, cubani e inglesi, e “The First Beat is the Last Sound” (2014), con dodici brani, molti dei quali omaggi a altri chitarristi e compositori, due dei quali dedicati a Steve Reich e due a Philip Glass. Avevo avuto già all’epoca modo di notare una certa propensione da parte di questo chitarrista verso la musica minimalista, propensione confermata da questo nuovo “Escape” (2020) interamente dedicato alle musiche di Glass.

Glass appartiene a quella serie di compositori che, diversamente ad esempio di Steve Reich, non hanno mai mostrato una particolare sensibilità nei confronti della chitarra e degli strumenti in solo, a parte alcune composizioni per piano, per violino, sassofono e organo. Gran parte della sua produzione riguarda lavori di più ampio respiro, come sinfonie, concerti, opere e colonne sonore. Una caratteristica che lo distingue dal collega Reich, che ha sempre dimostrato scarso interesse per queste forme, prediligendo un ensemble o lavori solisti. Al chitarrista alla ricerca di qualche forma di musica contemporanea, aliena alla atonalità e di impostazione melodica non rimane che passare alle trascrizioni. Gerard Cousins ha scelto alcuni dei suoi lavori più accessibili. Il primo brano che ascoltiamo è infatti una trascrizione di “Opening”, presa dalla collection realizzata per la CBS nel 1982, intitolata “Glassworks”, uno dei suoi maggiori successi commerciali, spesso visto come una colpa dalla critica specializzata (come se un compositore dovesse per forza fare sempre la fame), un lavoro che esprime una ricchezza ritmica lineare e una raffinatezza casual.

Il titolo di tre brani, “Metamorphosis”, è stato ispirato dal romanzo del 1915 The Metamorphosis di Franz Kafka, assieme ad altri quattro brani con lo steso titolo, presenti nel cd “Solo piano” del 1989, sono stati scritti nel 1988, alcuni per una messa in scena di Metamorphosis, mentre altri per il film documentario del 1988 The Thin Blue Line diretto da Errol Morris. “Knee Play Two” nasce da un arrangiamento di un brano presente nell’opera “Einstein on the Beach”,del 1976, un punto di riferimento del teatro del XX secolo. Glass definisce un “Knee Play” come un interludio tra gli atti, come il ginocchio svolge la funzione di giunzione anatomica.

“Escape!” proviene dalla colonna sonora nominata all’Oscar, “The Hours” e “Truman Sleeps” dalla colonna sonora vincitrice del Golden Globe per il film “The Truman Show”. 

Sembra che Cousins abbia preferito optare per una serie di lavori, prevalentemente per piano, caratterizzate da una maggiore “unità” artistica e una migliore orecchiabilità. Siamo un po’ lontani dalle opere più sperimentali come “Music for changing parts” e “Music for twelve parts” e dalle sue forme di primo minimalismo. In ogni modo i suoi arrangiamenti sono efficaci e non snaturano le musiche di Glass, riescono a mantenerne quella complessità ispirata unendola a una maggiore accessibilità. Suonano ammiccanti e anche rilassanti, anche se non richiedono molto impegno nell’ascolto. Da questo punto di vista Cousins è stato davvero bravo: ha creato un suo progetto personale e l’ha portato avanti, riuscendo a far produrre il cd dalla Orange Mountains Music, la casa discografica dello stesso Glass, che quindi,penso abbia apprezzato i suoi sforzi. Io userei questo cd come primo tentativo per chi, chitarrista o semplice appassionato di musica, volesse cominciare a respirare un’aria diversa dalla musica classica di ordinanza.