The J. & F. Band e il calabrone che continua a volare su #neuguitars #blog

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“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso.” Cosi avrebbe detto Albert Einstein, almeno secondo la saggezza popolare. Povero Einstein, non si è mai neanche lontanamente sognato di pensarlo. Il 05 NOVEMBRE 2016 Stefano Bartezzaghi pubblica un articolo su Repubblica intitolato “Il calabrone continua a volare nonostante la scienza”. Bartezzaghi ne spiega l’origine: un entomologo francese, Antoine Magnan, la enunciò negli anni Trenta per poi rifare i calcoli e scoprire che erano sbagliati. Ma si sa, certi aforismi arguti rimangono nella memoria e vengono, di volta in volta attribuiti a persone diverse. In questo caso, credo, la sua fortuna sia dovuta al fatto che apre uno spiraglio sull’esistenza dell’impossibilità e sullo scientificamente inspiegabile. Sotto certi aspetti ricorda un altro celebre aforisma, quello secondo cui “scrivere di musica è come ballare di architettura”. Ora non solo si può scrivere, ma anche narrare di musica, e il calabrone vola tranquillamente rispettando, senza saperlo, le leggi fisiche enunciate dalla scienza. Esistono, tuttavia, altre situazioni che ci spingono a pensare che esistano dei casi in cui le leggi di madre natura possano essere sospese.

Prendiamo ad esempio la The J. & F. Band…come fa ad esistere? In teoria, secondo le leggi del mercato, e quindi della natura neoliberista, la The J. & F. Band non potrebbe esistere. Pensateci bene: chi sarebbe la casa discografica che mai si sognerebbe di riunire una band con un organico variante tra i 7 e gli 11 elementi, proponendo ogni volta un soggetto diverso a cui ispirarsi per creare degli album di pura invenzione musicale?

Eppure esiste e anche lei, come il calabrone, se ne infischia delle leggi di natura neoliberista e, tutto sommato, se ne frega anche degli uomini e delle mode. E’ già arrivata al terzo album in tre anni, dal 2018 al 2021, tre gioielli fatti di suono, talento e energia., tutti prodotti dalla stessa casa discografica, l’italiana Long Song Records, guidata da Fabrizio Perissinotto. Se Jaimoe e Joe Fonda sono la colonna vertebrale della band, Fabrizio Perissinotto ne è il deus ex machina, l’ideatore.

Tre album, dicevamo, tutti con alle spalle un progetto preciso: “From the roots to the sky” che si ispirava agli Allman Brothers e schierava la chitarra micidiale di Raoul Melvin Björkenheim , “Cajun Blue” dal suono southern bluese con la chitarra di David Grissom, e l’ultimo “Me and the Devil” dedicato a Sun Ra, con la presenza di ben tre chitarristi, David Grissom, Bobby Lee Rodgers e Scott Sharrard.

Tre chitarristi diversi tra loro, per un nuovo album dal tiro micidiale, registrato al Firehouse 12 Studio, il 30 e 31 gennaio 2020, appena prima che la pandemia ci colpisse tutti. Sono tre dischi fantastici, tre dischi da big band, ma dove la chitarra riesce sempre a ritagliarsi un suo spazio creativo e innovativo. La The J. & F. Band sarà anche arrivata fuori tempo massimo, non rispetterà le leggi dell’economia discografica, ma, come il calabrone, non se ne è mai neanche posto il problema. Per fortuna.