NEUGUITARS intervista pactaSOUNDzone2022, una chiacchierata con Maurizio Pisati e Annig Raimondi su #neuguitars #blog

NEUGUITARS intervista pactaSOUNDzone2022, una chiacchierata con Maurizio Pisati e Annig Raimondi su #neuguitars #blog

Stagione Teatrale 2021/2022 — Pacta

pactaSOUNDzone sembra essere l’unione di due forze diverse tra loro: il teatro Pacta e la ZONE compositiva di Maurizio Pisati, come é avvenuto questo incontro e quando?

Sì, mi piace pensarla come una reale unione di due pratiche di invenzione. Pacta. dei Teatri è una compagnia teatrale che prende le mosse da lontano. Dopo anni di produzione al teatro Arsenale, sempre a Milano, le viene affidato il recupero di un luogo storico, già sede di “CRT centro di ricerca per il teatro”, lo reinventa e crea quello che è ormai noto in città come il PactaSalone di via Dini. Intanto però, il poeta e comune amico Roberto Sanesi era entrato in contatto con il mio progetto ZONE, collaborando con voce e testi a diverse composizioni sino ad un’opera di teatro musicale intitolata TAXI!.

Lui stesso ci mette in contatto e da allora, cioè da oltre venti anni, il mio lavoro di compositore incrocia quello della compagnia.

Nelle vostre precedenti rassegne ho notato come le chitarre classica e elettrica ricoprano un ruolo importante, a cosa è dovuto questo spazio? È perché, a sua volta, Maurizio Pisati è chitarrista, oltreché compositore?

Chissà, non posso negare che ci sia una predilezione o amore per questo strumento, ma nei progetti che ci propongono cerco il più possibile di riconoscere la qualità e forza dell’idea. Più che altro sembra qui entrare in gioco una realtà della quale mi sono accorto in questi anni: sempre più spesso compositori, ideatori, direttori, e altre figure di rispetto nel campo della musica di ricerca, sono Chitarristi. La Chitarra è uno strumento che nella sua evoluzione, soprattutto nella seconda metà del ‘900, ha trascinato gli interpreti non solo in avanti, ma anche “a fondo”, nel profondo del pensiero musicale e artistico, per cui accade sempre più frequentemente di incontrare personalità di rilievo in campo musicologico, storico, didattico, compositivo, e ovviamente concertistico, che siano Chitarristi. Spesso in questi anni ci sono state presentate idee da musicisti che includevano nel progetto proprio la Chitarra, o loro stessi erano chitarristi, ma in primo piano ho sempre visto l’idea musicale, la proposta di pensiero, di invenzione e immaginazione audiovisiva, anzi, nel nostro caso: audioluminosa.

Come teatro e come rassegna come avete affrontato il 2020 e il 2021, gli anni della chiusura del covid? Queste chiusure come hanno impattato nella gestione del teatro e sul pubblico? 

Non abbiamo smesso di produrre e andare in scena. Nel novanta per cento dei casi gli eventi si sono comunque svolti al PactaSalone, ripresi e mandati in streaming: gli amici di sempre ci hanno seguiti, ad essi se ne sono aggiunti altri, incrociati nel web, o portati dal lavoro intenso degli uffici e delle sezioni stampa e promozione di Pacta. Non è un caso che io abbia ben presente il lavoro degli uffici: con una piccola iperbole direi che lì, al PactaSalone, anche le penne o la pinzatrice sono “in scena”. Voglio dire: in quel luogo c’è una atmosfera particolare. Da musicista, ogni angolo di questo grande spazio mi sembra parte del palcoscenico, anche scrivanie, scale, corridoi. È anche successo che alcuni degli Artisti invitati a pactaSOUNDzone abbiano preso sul serio questa suggestione e possibilità che intravedo in quel luogo, e che abbiano prodotto uno spettacolo che cominciava dai cancelli, per proseguire durante l’acquisto del biglietto, e poi in foyer e infine in sala. È pactaSOUNDzone, una situazione in cui ogni angolo può diventare un luogo di invenzione.

Quali sono i ruoli che un artista, un’attore di teatro, un musicista, un compositore e un interprete si trovano a ricoprire nella società di oggi? Sento in giro, soprattutto in Italia, una sorta di carenza di “neu”, di nuovo e una continua riproposizione di un qualcosa di già visto, di già sentito e codificato e di molto rassicurante….

Questa domanda, come sappiamo, richiederebbe una intera vita per trovare risposta, ma per non esagerare direi che, giacché comunque ne abbiamo trascorsa una buona parte -intendo di vita- il “neu” che cerchiamo e che ti porta qui, non è mai venuto meno. Cambiano invece i luoghi e le situazioni, e con essi, per rispondere alla domanda, si trasformano anche i ruoli: alcune realtà che storicamente e via via sempre più istituzionalmente erano quelle del nuovo, sono diventate i custodi, con amore passione e gelosia, di ciò che ha condotto il pensiero sino ai giorni nostri. Nel frattempo, le situazioni e le “location” sono diventate altre. Questo, paradossalmente, coinvolge anche il mondo dell’educazione, che prima era invece il luogo deputato alla trasmissione di ciò che era consolidato e non anche a sperimentazione e ricerca. Come sappiamo l’apprendimento non è mai avvenuto esclusivamente nelle scuole, questo vale anche ai nostri giorni eppure, in numerosi e crescenti casi felici, vi è una forte ibridazione anche all’interno di esse. Talune di queste scuole diventano fabbriche di percorsi. I docenti “insegnano il palco” che conoscono davvero, chi apprende partecipa alla produzione, o almeno è questa l’esperienza che ho nelle mie classi al Conservatorio di Bologna. Si può ricreare cioè la situazione di una bottega tecnologica e variegata, in rapida evoluzione ma non superficiale, anzi, testimone di grande ricchezza e profondità. Accade così che, chi apprende, proprio non sapendo, conduca parallelamente lo sforzo di conoscere e assieme scoprire, inventare, comporre. In poche parole, vivendo molto a contatto con le nuove generazioni, a me pare ormai evidente quanto l’incoscienza dei periodi di apprendistato sia già in buona misura “competente”. È la competenza dell’Artista, che non cerca solo di sapere “di più” ma di scoprire “cosa gli serve sapere” per produrre al meglio ciò che dentro di lui è già forte. So che talvolta può essere difficile accettare questo, sia da artista sia da docente, richiede assieme consapevolezza e umiltà, ma il “neu” sul quale anche tu incessantemente vai riflettendo è proprio in questa “instancabilità” della ricerca e del bisogno di sapere. Nelle locandine di pactaSOUNDzone c’è sempre un trio di parole a cui non rinunciamo: teatro, musica, ricerca. E la musica che cerchiamo di fare qui non è musica “di” scena, ma IN scena.

Come teatro e come rassegna pensate di aprirvi molto di più alla multicanalità? Ad esempio, riproponendo sui canali video e social parte dei vostri spettacoli?

Questi mezzi erano a disposizione da decenni e sembra strano averci pensato solo per la pandemia. E comunque sì, PACTA stessa si sta attrezzando per tenere vivo il canale streaming, e per rendere sempre più accessibile e fruibile la propria produzione anche al di fuori della scena dal vivo. In realtà da alcuni anni tutto era già online nei social e con canali o playlist dedicate, avevamo progettato anche un Archivio mutimediale, un luogo di studio e ricerca, di pensiero, di raccolta delle molte forme di espressione che qui convergono. E ti assicuro che sono molte. Pensa che tutto inizia proprio dai cancelli: sul muro un dipinto importante commissionato ad hoc denota sin dall’ingresso l’impegno sociale che distingue il lavoro di Pacta, e poi, dalla biglietteria salendo “le antiche scale”, trovi i manifesti storici del CRT: salendo li guardi, e vedi la storia del teatro. Quindi, sempre salendo, arriviamo al foyer: lì abbiamo una sorta di teatro nel teatro: “Mostre al Cubo”, rassegna sorella di pactaSOUNDzone che Fulvio Michelazzi (uno dei fondatori, light designer e responsabile tecnico di tutto l’ambaradan) tiene nelle forme più disparate: una intelaiatura in barre di metallo circoscrive un cubo senza pareti, e lì dentro… transitano di volta in volta pittori scultori fotografi danzatori rugbysti musicisti… Pochi gradini ancora e siamo in sala: niente palco, un lungo legno caldo in una scatola nera. Il suono è splendido, il pubblico attorno. La compagnia e le sue voci aleggiano nell’aria anche a teatro vuoto, e proprio da questa suggestione nasce pactaSOUNDzone, come ho scritto nella presentazione della rassegna di quest’anno.

Ora una domanda alla Direttrice artistica del Teatro e della Compagnia, Annig Raimondi, attrice e regista, che conduce le attività assieme alla Presidente nonchè a sua volta attrice Maria Eugenia D’Aquino, Fulvio Michelazzi, e l’attore e regista Riccardo Magherini. Benvenuta su Neuguitars.com. La domanda è questa: per un Teatro di produzione e una compagnia come la vostra, cosa significa avere all’interno della programmazione una rassegna come pactaSOUNDzone?

Buongiorno. Come direttrice artistica vi presento PACTA (Progetto Arte Cultura Territorio Associati) che, oltre a essere una compagnia, PACTA. dei teatri, composta da artisti e professionisti in differenti campi, è un Centro polifunzionale di creazione, produzione, formazione con sede al PACTA Salone di via Ulisse Dini a Milano, spazio d’incontro tra teatro, danza, musica e arti visive dedicato a realtà di ricerca. Posso dare due risposte alla vostra domanda: la prima semplicemente esplicativa, la seconda a sentimento.

Esplicativa_ Significa rafforzare l’attività di PACTA basata sull’idea del teatro come attore e luogo del mutamento sociale e della creatività, in tutte le sue declinazioni, come forza propulsiva per innovazione, crescita dell’individuo e rafforzamento di comunità. La presenza nella programmazione della rassegna pSz con la sua dirompente forza sperimentale ha segnato un’evoluzione naturale, e assolutamente necessaria, delle linee guida del Centro, impegnato in una ricerca costante caratterizzata da nomadismo del pensiero, metamorfosi, permeabilità a contaminazioni e multidisciplinarietà. Fra i ‘progetti tematici’ programmati, citiamo DonneTeatroDiritti, all’XII edizione sui temi della violenza di genere e dei diritti umani; TeatroInMatematica-ScienzaInScena, in cui i concetti matematici vengono tradotti in trame teatrali; Apriamo le Gabbie, rassegna di danza e arti multimediali al I° anno; MostrealCubo e naturalmente pactaSOUNDzone. L’utilizzo di linguaggi differenti ci permette di indagare la pluralità degli ambiti d’azione e trarne proposte di rinnovamento.

A sentimento_ Significa stimolare a pensare in musica, udire in immagini, parlare in numeri, guardare in suoni, annusare in lettere. In questo senso il contributo di pSz di Maurizio è esemplare.

Dopo il terremoto Covid, penso sia importante ribaltare i punti di vista; abbattere le proprie ‘stampelle’ intellettuali; ‘fare’ ora quello che una volta pensavamo impossibile; osare, instancabilmente osare, oltre i propri limiti. Realizzare un programma per il futuro già immersi nel futuro. Ai posteri l’ardua sentenza.

Quali sono le iniziative che state preparando per il 2022? Potete darmi qualche anticipazione?

Per Pacta l’elenco degli spettacoli sarebbe lunghissimo, teatro sperimentale e tradizionale, testi appena scritti e altri storici, teatro per bambini e per le scuole, Scuola di Teatro e quest’anno anche una rassegna di Danza. È meglio quindi rimandare alla locandina generale (https://pacta.org/stagione-corrente ). Parlando invece di pactaSOUNDzone ti posso dare la programmazione intera, anche perché quest’anno è molto circoscritta.

Iniziamo con una inedita conduction, non già con musicisti ma proprio con gli attori di Pacta. Nasce cioè la pactasoundzoneTeatrorchestra: una forma di improvvisazione/conduction, che ha come sottotitolo la frase: “nessuna voce ti ha mai guardato così”. Questo perché i gesti che costruiranno improvvisazione e Conduction musicale si rivolgeranno qui all’ensemble di attori, con la loro peculiare capacità di stare in scena, di usare e indirizzare la voce, di raccontare ognuno un’opera ma guidati e intrecciati dal Conductor.

Tutto in interazione con due lavori audiovideo: il primo è una versione di 4’33” di John Cage realizzata per CittàSonora, il secondo è stato realizzato ad hoc per questa serata, con materiale registrato sullo stesso palco di Pacta in pieno lockdown: protagoniste sono le sedie, rimaste vuote per quasi due anni e, in questi due anni, che Mostre al Cubo aveva simbolicamente appeso ai muri esterni del Teatro. Un’opera di fantasia illuminotecnica e sincronia musicale, con la quale gli attori in scena interagiranno a loro volta.

Poi sarà la volta di DUET II – strings and sand di Simone Grande ed Elisa Capucci, compositore chitarrista e scultrice, colate di cemento, colori, parti di componenti edili/idrauliche assumono sembianze o suggestioni organiche, vivendo sulla scena assieme al suono.

Alla fine della rassegna Grande sarà di nuovo nostro ospite con MANI ROTTE, dove il suono di corde e oggetti, software autoprogettati e altri commerciali, si fonderanno col lavoro di invenzione delle mani.

Nel mezzo avremo i Bluering Improvisers, che offriranno al pubblico di pactaSOUNDzone un esempio di invenzione collettiva e di energia allo stato puro, per un ensemble con Sax, Tuba, Trombone e Tromba, Chitarre, Clarinetti, Percussioni e Batteria, Archi, che davvero risponde all’antica e sempre viva dicitura “per ogni sorta di stromenti”!