Tempeste e narrazioni atmosferiche nella musica di Hedvig Mollestad: “Tempest Revisited”, Rune Grammofon, 2021 su #neuguitars #blog

Hedvig Mollestad: Tempest Revisited (LP/CD) – Rune Grammofon

Harald Herrestahl e Morten Eide Pedersen così parlano del compositore norvegese Arne Nordheim (1931 – 2010) nel libro “New Music of the Nordic Countries” (pag. 412 – 413): “Arne Nordheim, undisputed as today’s most important Norwegian composer. His “musical awakening” came as an organ student. when he heard the symphonies of Bruckner and Mahler. Already from that day, he certainly has had an expressionist leaning towards the epic-dramatic forms of music. This can be traced back to his early chamber song ode Aftonland (1957) and in the Canzona per orchestra (1960). Here he still writes in a “point” oriented style, employing techniques that can be related to Bartok, and a post-Mahler atmosphere pervading the music. However. as early as the orchestral work Epitaffio (1963) we can observe how he begins to compose through sound masses, here by means of vocally processed voice clusters on tape. In 1968 be composed Eco for soprano, two choirs and orchestra that marks the beginning of a new style period for him. The 70s witnessed the appearance of large-scale orchestra works such as Grinning, and Floating, that focus on the indistinct “middle-ground” musical material that slowly develops by use of Ligeti-like micro-polyphony, with shining and shimmering clouds often dominated by metal percussion. This organic flow in his symphonic writing is also inspired by his investigations in electronic music, where also masses of sounds are expanded, contracted, spliced, and filtered. Somewhat later, by the mid-70s, we see a clearer strucring of his music manifest by a return to traditional melodies. This turns the raw expressionism into more neo-romantic reflection, based on harmonic modalities.”

Nordheim, a mio avviso, fu un catalizzatore, un perfetto esempio della grande spinta innovativa che gran parte della musica del periodo compreso tra la fine anni ’50 e gli anni ’70 riuscì ad esprimere. Un accumulo di energia e forza di volontà. Nuovi timbri e suoni furono messi assieme in forme più esplicitamente narrative rispetto a prima, e masse di suoni vennero concentrate ed espanse per dare più forza emotiva alla musica, per condurre a climax più chiaramente definiti. In un certo senso, Nordheim riuscì a rivisitare le forme sinfoniche del periodo tardo romantico con nuovi tipi di materiale per creare una musica investita di qualità evolutive organiche e logiche, ma, allo stesso tempo, elastiche e fluide. E’ interessante che, mentre questo fu un periodo di radicalizzazione del materiale tonale, mostrò anche un ritorno a una realtà musicale basata su un approccio più diretto ai sentimenti affettivi. Forse, una reazione contro la simmetria e l’equilibrio calcolati in gran parte della musica di quel tempo. Nella mia discoteca ho trovato un solo album, il cd “Arne Nordheim Complete Accordion Works”, opera del fisarmonicista Frode Haltli. Dove si trova l’unico, credo, pezzo di Nordheim in cui sia presente la chitarra (elettrica), “Signals” (1968) For Accordion, Electric Guitar And Percussion e ad eseguirlo è una conoscenza del blog Neuguitars: Raoul Björkenheim. I casi della vita, sentieri, percorsi che si intrecciano tra di loro, e non a caso. Brano molto, molto interessante, che andrebbe rivalutato.

Discogs.com mi informa anche che ne esiste un’altra versione nel LP “Colorazione – Solitaire – Signals”, del 1969, interamente dedicato alle musiche di Nordheim, con Ingolf Olsen alla chitarra elettrica. Lo cercherò. Al momento i prezzi sono proibitivi.

Trovo quindi singolare e molto interessante che, dopo 11 anni dalla sua morte, una chitarrista, anch’essa norvegese si trovi nelle condizioni di poter rivisitare le sue musiche, in particolare il pezzo “Tempest”. Frederick Key Smith così scrive di “Tempest” nel suo libro “Nordic Art Music”: “Quite memorable is his monumental ballet The Tempest (1979), scored for soloists, orchestra, chorus, and tape, in which consonance and dissonance, along with lyrical motifs and expressionistic sound blocks, are amalgamated in a work that Nils Grinde calls “a veritable aural fairyland that seems perfectly appropriate for Shakespeare’s magical drama.””

Il sito internet della Rune Grammofon ci informa che “Tempest Revisited” ci riporta al 1998, l’anno in cui venne pubblicato “Electric”, la raccolta di opere elettroniche di Arne Nordheim. Quello fu anche l’anno in cui parti di “The Tempest” furono scelte per essere eseguite all’inaugurazione di Parken, la nuova casa culturale di Ålesund, città natale di Hedvig Mollestad. Per festeggiare il ventennnale, la casa della cultura scelse di coinvolgere Hedvig Mollestad, un’artista locale che stava già facendo scalpore sulla scena internazionale con il suo power-trio. Hedvig prese ispirazione dalla facciata della casa, adornata con la colonna sonora di Nordheim per “The Tempest”, creando allo stesso tempo un collegamento diretto con le cattive condizioni meteorologiche tippiche di questa zona costiera nella parte nord-occidentale della Norvegia. Il risultato che possiamo ammirare è questo nuovo cd, “Tempest Revisited”, dove la Mollestad esce dalla ‘confort zone’ del suo trio per gestire un ensemble cameristico di sette/otto eccellenti musicisti: (Alto Saxophone) Karl Nyberg, (Bass) Trond Frønes, (Drums) Per Oddvar Johansen, (Drums, Bass Drum, Handclaps, Percussion) Ivar Loe Bjørnstad, (Guitar, Vocals, Handclaps, Upright Piano) Hedvig Mollestad Thomassen, (Soprano Saxophone, Alto Saxophone, Baritone Saxophone) Martin Myhre Olsen, (Tenor Saxophone, Flute) Peter Erik Vergeni, (Vibraphone, Synth) Marte Eberson.

Il risultato è una suite bella e stimolante, che evoca e alterna forme diverse, di volta in volta lirica e/o aggressiva. “Sun On A Dark Sky” inizia con il suono sereno, ma inquietante di un flauto a cui seguono tamburi minacciosi che annunciano l’arrivo del tempo più tempestoso che verrà in seguito. Il momento clou dei primi momenti “Winds Approaching” inizia con una raffica di battiti di mani e percussioni sincopate, prima dell’arrivo di alcune esplosioni propulsive di sax baritono e un riff di chitarra cupo, che ritorna alla fine del pezzo con rinnovato vigore. “Kittywakes In Gusts” ha un approccio più jazz, con i due sax che generano vortici sonori. La traccia più lunga “418 (Stairs In Storms)”, la prima calma nella tempesta, si estende per oltre undici minuti, i primi cinque dei quali creano un perfetto stato d’animo minimalista in gran parte grazie alla chitarra della Mollestad. “High Hair” vede la chitarra di Mollestad assumere un ruolo più importante, più vicino alla sua musica eseguita in trio.

Ancora una volta Hedvig Mollestad è riuscita a stupirci e colpirci con la sua musica. “Tempest Revisited” è una narrazione atmosferica dove, le masse di aria calda e fredda che generano le tempeste, si uniscono e collidono tra loro come le forme estetiche, jazz, rock e musica contemporanea, da cui ha preso forma. La Mollestad si conferma musicista da seguire e studiare.