Royal Winter Music, una nuova edizione di Marco Minà per Schott Music su #neuguitars #blog #Henze #MarcoMinà

Royal Winter Music, una nuova edizione di Marco Minà per Schott Music su #neuguitars #blog #Henze #MarcoMinà

Royal Winter Music (schott-music.com)

Il blog neuguitars.com è orgoglioso di pubblicare questo interessante articolo sulla Royal Winter Music di Hans Werner Henze, a cura del chitarrista classico Marco Minà, che ringraziamo per la gentile collaborazione e per l’impegno profuso.

Dopo un lungo lavoro di ricerca e di studio partito da Villa La Leprara (la storica casa di Henze a Marino, nei pressi di Roma) e proseguito poi presso la Fondazione Paul Sacher di Basilea, esce nel 2022 per l’editore Schott una nuova edizione da me curata della Royal Winter Music I di Hans Werner Henze, fondata sul manoscritto originale dell’autore. Questa nuova edizione giunge a più di quaranta anni dalla prima, curata sempre per l’editore Schott da Julian Bream, a cui il compositore tedesco aveva dedicato, nel 1975-76 e poi tra il 1976 e 1979, una delle sue opere solistiche più significative che, per la complessità dei contenuti e delle tecniche, è certamente una delle opere più importanti del repertorio chitarristico, se non la più importante e ardua. Insieme alla nuova edizione a stampa esce la mia incisione di entrambe le sonate Royal Winter Music e anche l’incisione della sonata seconda è basata esclusivamente sul manoscritto originale, concessomi cortesemente dalla Fondazione Sacher. Il mediabook con il CD, che esce per i dieci anni dalla scomparsa del compositore tedesco, contiene anche un lungo documentario girato a Villa La Leprara, un documento unico da un lato poiché la storica abitazione di Henze è stata ormai venduta, dall’altro in quanto riassume in sé il paradigma della sterminata attività artistica, degli incontri personali, professionali e delle vicende politiche legate al compositore. Insieme a me, nel racconto Michael Kerstan, direttore della Fondazione Henze.

La storia della Royal Winter Music è però lunga e travagliata, aspetto che in questi primi decenni dalla sua pubblicazione non è mai emerso chiaramente fino ad oggi, a causa anche della decisione sia del compositore che del dedicatario di non affrontare più la questione che, tra la seconda metà degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, aveva di fatto però decretato la fine del rapporto di amicizia e collaborazione tra Henze e Bream, che risaliva agli anni ’50 del XX secolo. La nuova edizione, che sarà corredata da un commentario utile per analizzare alcuni aspetti salienti che differenziano la prima edizione dalla nuova, renderà altresì possibile agli interpreti e agli studiosi di entrare in modo più chiaro e approfondito nel merito di una delle opere più complesse della produzione henzeana, riscoprendo sia l’architettura originaria del brano, sia i singoli e raffinati dettagli musicali. Ne viene fuori un’opera più potente in termini espressivo-compositivi, nonché più coerente da un punto di vista formale. Resta tuttavia sempre possibile un utile confronto fra le due versioni. Sintetizzare fatti e vicissitudini così complesse non è semplice, è d’altra parte però necessario vista l’importanza di questa opera per chitarra. Mi limiterò quindi a fornire qui i riferimenti più importanti del lavoro di studio compiuto su di essa, studio di carattere oggettivo e scientifico va detto, fondato su documenti e corrispondenza ufficiale tra il compositore, il chitarrista inglese, l’editore Schott (con i suoi referenti nel corso del tempo, fra gli altri P. Hanser-Strecker, K. Bartlett, J. Plotnikov, K. Gutmann, F. Zehm, K. R. Schöll), la sua segretaria di quegli anni, Helen Grob, e la referente per la Schott a Londra Sally Groves. Una impostante fonte di informazioni è poi anche la autobiografia di H. W. Henze, Canti di Viaggio. A questo va aggiunto un attento lavoro di analisi della copia-prova manoscritta consegnata da Julian Bream per la stampa e la successiva revisione compiuta su di essa. Infine di quest’ultimo anche la biblioteca musicale personale, attualmente visionabile presso la Jerwood Library di Londra, nonché la biografia A life on the road uscita proprio in coda a questo lungo periodo che analizzerò, nel 1982.

Questo ampio e approfondito lavoro è stato incoraggiato dalla Fondazione Hans Werner Henze, in particolare dal direttore Michael Kerstan e dalla Fondazione Paul Sacher e dal curatore della Henze-Collection, Simon Obert, che in questi anni hanno sostenuto la mia ricerca, fornendo tutta la documentazione disponibile. Devo poi ringraziare la Schott Music ed in particolare Andreas Krause che ha seguito la nuova edizione a stampa della Royal Winter Music I e la mia etichetta discografica NovAntiqua Records, che ha sposato tutto il progetto. Sono riuscito così, attraverso la documentazione analizzata, a dare corpo concreto e scientifico a quelle che erano state dapprima intuizioni, rimettendo a posto i tasselli di un puzzle che è certamente unico nella produzione henzeana. La mia speranza e convinzione è comunque che in futuro altre e ancor più dettagliate informazioni e documenti possano consentire di portare avanti il lavoro fin qui da me svolto.

All’inizio degli anni ’90 ho avuto la fortuna di conoscere Hans Werner Henze grazie proprio alla Royal Winter Music, stavo infatti ultimando la mia tesi di laurea su questa opera ed avevo altresì intenzione di eseguire le due sonate. Già allora manifestavo al compositore diverse perplessità che avevo maturato nello studio del pezzo. Henze rispondeva alludendo al fatto che la storia non era per lui piacevole da ricordare e che ormai era una questione chiusa, si capiva chiaramente che dietro questa discrezione c’era della amarezza. Negli anni il nostro rapporto di amicizia si è solidificato e ho avuto occasione così di ritornare più volte sull’argomento sia con Henze che con le persone al compositore più vicine, raccogliendo fatti e circostanze che rendevano maggiormente chiara la vicenda, cui mancavano però i fondamenti documentali. Al contempo, conversando con il compositore nel corso degli anni e potendo lavorare con lui alla Royal Winter Music, ho potuto cogliere con chiarezza gli intenti compositivi, drammaturgici ed esistenziali che in questo brano Henze ha voluto riversare, approfondire e sviluppare. Le fragilità dei personaggi rappresentati, molto spesso dei “perdenti” consapevoli o inconsapevoli, alcuni invece arroganti, altri ridicoli, altri ancora violenti o deboli, sono una rappresentazione puntuale e cruda della umanità intera, filtrata attraverso il genio shakespeareano tanto caro al compositore e vista dal suo personale angolo visuale. L’intenzione per Henze è sempre però quella di una riconciliazione finale, di una disperata ricerca di armonia. Una poetica compositiva quindi molto ben chiara e definita.

Dopo la morte del compositore nel 2012 decisi di incidere le due sonate e a questo scopo pensai anche di contattare l’unico superstite di questa complessa storia, lo stesso Julian Bream. Dopo un inziale apertura il celebre chitarrista mi comunicò invece di non voler collaborare al racconto della genesi e revisione della Royal Winter Music, sono seguite poi ulteriori comunicazioni che hanno se possibile motivato ancor di più la mia ricerca. Successivamente, mentre ultimavo il lavoro di studio, dopo la morte del celebre chitarrista, ho potuto visionare la sua biblioteca personale, conservata presso la Jerwood Library di Londra. Ma torniamo ora al manoscritto originale della Royal Winter Music. La prima incredibile scoperta che ho potuto compiere lavorando su di esso (che nella nuova edizione Schott viene riportato integralmente, opportunamente diteggiato, e revisionato solo nei pochissimi punti in cui è stato strettamente necessario) è che questo si presentava effettivamente con grandi differenze rispetto alla prima edizione a stampa, differenze tali da non risultare, a mio avviso, comprensibili o giustificabili. La seconda scoperta era che il manoscritto in realtà risultava perfetto in se stesso, frutto della mano ormai sapiente di Henze, che scriveva per la chitarra da più di vent’anni (dal Der Sechste Gesange alla Kammermusik 1958, al Cimarròn fra gli altri lavori) e che, anche grazie alla conoscenza, la frequentazione e al suo lavoro al fianco di illustri chitarristi, sia colti che popolari (fra i quali Anton Stingl, Roberto Murolo, Fausto Cigliano, Leo Brouwer e lo stesso Julian Bream) aveva compreso a fondo le caratteristiche tecniche, espressive ed idiomatiche della chitarra, strumento che aveva ormai ben pochi segreti per lui. Va ribadito con chiarezza che, a differenza del manoscritto, coerente dal punto di vista formale, armonico e drammaturgico (aspetto quest’ultimo fondamentale nella Royal Winter Music, basata su caratteri shakespeareani e quindi programmaticamente riferita al teatro, in cui la poetica dei singoli personaggi-movimenti delle due sonate ha per Henze dei precisi riferimenti sia narrativi che testuali) la prima edizione a stampa presenta molteplici incoerenze armoniche e formali, con inserti di note, alterazioni e sezioni musicali estranee al manoscritto. Non parliamo qui naturalmente di un semplice lavoro di revisione, atto a rendere “eseguibili” alcuni passaggi pensati dal compositore in modo non-idiomatico, ma di un intervento molto più radicale di Bream sul testo originale. Tali interventi, in molti casi, hanno avuto l’effetto di “addomesticare” la potenza di quest’opera, in sé molto più potente e innovativa, capovolgendone in alcuni casi il significato, esempi fra gli altri Ophelia, Oberon, l’omissione del Ritornello, che sarà pubblicato solo nel 2001 e molto altro.

A questo punto la domanda che si poneva era come Henze avesse potuto accettare questi cambiamenti così radicali che in taluni casi modificavano anche la struttura formale, come nel caso di Oberon, che conclude la prima sonata. Dal punto di vista del chitarrista Julian Bream un intervento così significativo poteva risultare più comprensibile: un musicista all’apice della sua carriera, punto di riferimento per i compositori più importanti di quegli anni, figlio di una epoca che, in qualche modo, consentiva e legittimava interventi anche radicali sul testo musicale di cui abbiamo prova nelle revisioni sia di Bream che di altri importanti chitarristi del secolo scorso, in linea con questo approccio storico. Dal punto di vista di un compositore così attento e meticoloso come Henze, questo fatto risultava invece difficilmente comprensibile. Si trattava di rintracciare le fonti che attestavano quando e come questi cambiamenti erano stati effettuati dal chitarrista ed eventualmente avallati dal compositore.

Il rapporto di amicizia e poi di collaborazione fra Henze e Bream risaliva agli anni ’50 del XX secolo. Le comuni amicizie, William Walton e la moglie Susana, Benjamin Britten e il suo compagno il tenore Peter Pears, solo per citarne alcune, erano state il tramite per la iniziale conoscenza. Henze da sempre ha avuto per la chitarra un amore particolare, sin dai tempi di Napoli all’inizio del suo soggiorno italiano alla fine degli anni ’40 del ‘900. Tante sono le testimonianze di questa passione per il suono magico dello strumento, come anche per la fragilità insita in esso. Julian Bream è certamente una amicizia molto significativa per Henze, sia per le doti strumentali e il talento del grande chitarrista inglese che per il suo carattere forte e determinato, la sua personalità estroversa e carismatica. La stima che Henze nutre per Bream è profonda e nel tempo raccoglie vari stimoli da questo proposti e legati al suo amore per il liuto, per il repertorio elisabettiano, e poi l’idea di comporre un brano complesso e articolato, alla stregua della sonata op. 106 di Beethoven come si legge nella autobiografia di Henze Canti di viaggio1, con cui inserire la chitarra nel novero degli strumenti più amati e apprezzati. Henze raccoglie la sfida creando un brano effettivamente complesso, arduo e ricchissimo da un punto di vista strumentale. Ogni singolo personaggio-movimento della Royal Winter Music rappresenta poi anche una sfida interpretativa per il musicista, già al vertice delle possibilità tecniche dello strumento.

La corrispondenza attualmente disponibile, le lettere relative ai primi mesi in cui Henze e Bream hanno collaborato tra l’inverno 1975 e la primavera 1976, racconta del rapporto sopra descritto tra i due artisti. Invece l’archivio documentario di comunicazioni fra l’editore Schott, Henze, i suoi agenti e manager fra gli anni 1975 e 1984 e Julian Bream fornisce una immagine diversa ma molto chiara di quello che è accaduto in seguito. A supporto di ciò anche, come detto, il template o fair-copy, il manoscritto cioè consegnato da Bream all’editore per la pubblicazione della prima sonata, revisionato e diteggiato dal chitarrista. Infine le correzioni alla prova di stampa.

Partiamo dai documenti analizzati che vengono qui citati in sintesi e in quelle parti o sezioni dedicate esclusivamente alla Royal Winter Music.

Nell’ottobre del 1975 abbiamo il primo riferimento all’editore Schott circa la composizione di una “Gitarrensonate”2 da parte di Henze. Si accenna anche alla possibile premiere della Royal Winter Music I ai Berliner Festwochen, cosa che avvenne realmente il 20 settembre dello stesso anno, come leggiamo anche riportato nella prima edizione a stampa del pezzo. Nel novembre e dicembre dello stesso anno il compositore definisce che sarà dedicata a Julian Bream e che si intitolerà Royal Winter Music3.

E’ di questo stesso periodo anche la decisione di Henze di organizzare quello che sarà il Cantiere di Montepulciano, un progetto musicale e politico-sociale che stava particolarmente a cuore del compositore, come sappiamo anche dalla autobiografia henzeana. Bream avrebbe dovuto partecipare proprio al progetto del Cantiere come “ricompensa” per il lavoro a lui dedicato. Il chitarrista parteciperà in effetti solo alla prima edizione, nel 1976, e lo farà “a denti stretti”4. Il chitarrista inglese invece dichiarerà pochi anni dopo di non ricordare i termini di questo accordo5. In realtà, oltre le testimonianze scritte, raccogliendo anche il racconto diretto della allora segretaria di Henze, Helen Grob, e della agente Schott a Londra, Sally Groves, emerge con chiarezza che invece Henze voleva fortemente che Bream partecipasse al progetto del Cantiere, dove la sua chitarra e il suo prestigio sarebbero stati, a giudizio del compositore, un tassello importante nella costruzione del festival, e aveva accettato la scrittura di un pezzo di così grandi dimensioni sotto questa condizione.

Il 30 marzo 1976 abbiamo una informazione significativa da parte dell’editore in cui si ribadisce che Bream non ha alcuna esclusività, in riferimento al possesso ed esecuzione del brano6. E’ possibile che questo sia il momento in cui le cose siano gradualmente cominciate a cambiare nel rapporto fra Henze, Bream e l’editore Schott. Come vedremo il tema del possesso “esclusivo” del brano avrà un significativo peso nella vicenda.

Una data molto importante è il 18 maggio 1976, quando vengono registrati i diritti della prima sonata presso GEMA, la composizione della Royal Winter Music è stata sostanzialmente ultimata.

Nel settembre del ’76 Henze comunica all’editore che il Ritornello dovrà essere eseguito sette volte, in pratica dall’inizio del pezzo e poi fra ogni singolo movimento7. Anche questo documento è estremamente importante alla luce del fatto che invece Bream non lo pubblicherà affatto nella prima edizione. Il Ritornello riapparirà solo nella ristampa del 2001, con qualche errore e non sotto la revisione di Bream. Questo fatto è molto emblematico, anche alla luce di ciò che avverrà in seguito.

Nel dicembre sempre del ’76 Henze parla già della seconda sonata che sta mettendo in opera e che spera di ultimare in fretta8. Non abbiamo notizia documentata del fatto che poi il compositore in effetti lavorerà anche a questo nuovo pezzo insieme a Bream, (come era successo per la prima sonata) dalla ricostruzione sembrerebbe di no. Dobbiamo considerare però un altro aspetto e cioè che la scrittura della prima sonata prende un arco di tempo che va dai sei agli otto mesi, non poi così lungo. Henze dichiara di volerci mettere ancora meno per consegnare la seconda sonata, ma in realtà questa verrà ultimata nel marzo-aprile 1979 quindi quasi tre anni dopo le intenzioni del compositore. I fatti e i documenti che seguono possono forse fornire una spiegazione anche a questo ritardo e al fatto che i due artisti non lavoreranno più insieme come in precedenza.

L’intento comune di Henze e Bream, ma soprattutto di quest’ultimo, era come sappiamo di creare un intero programma da concerto con la Royal Winter Music, il seguito della prima sonata pertanto era necessario, urgente e nei progetti. In un documento del gennaio 1977 questa idea è ancora in piedi ma, nello stesso documento, viene anche richiesto a Bream di consegnare la sua revisione della prima sonata9 che in effetti aveva avuto la sua premiere l’anno precedente e si supponeva quindi che fosse pronta per la stampa. In ogni modo, da questo momento le comunicazioni e, in un certo senso i destini, della prima e della seconda sonata si incrociano e, di fatto, le due opere verranno pubblicate quasi contemporaneamente nel 1980 con le successive revisione tra il 1983 e 1984.

Stando ai documenti ufficiali, Henze e Bream si incontrano, verosimilmente per l’ultima volta, il 24 aprile del 1977 a Stoccarda (dove Henze stava mettendo in scena Wir erreichen den Fluss), partecipa anche uno dei consulenti editoriali della Schott più attivi nel seguire il compositore in questi anni, Ken Bartlett. Dai documenti apprendiamo che Bream viene designato come revisore dell’opera e inserirà la sua diteggiatura nella futura edizione. Henze suggerisce che anche a lui siano inviate le bozze per la correzione (questa circostanza va tenuta a mente per gli sviluppi successivi). Bream a sua volta comunica che a maggio non potrà consegnare la revisione del pezzo in quanto ha bisogno della partitura per sé. Si decide che consegnerà alla sede Schott di Londra una fotocopia della revisione sulla cui base avverrà la pubblicazione10. Bream detta quindi le sue condizioni e sembra evidente che la sua intenzione sia quella di mantenere sulla Royal Winter Music quella esclusiva che già nel marzo 1976 gli era stata chiaramente negata dall’editore. In questo documento non c’è riferimento al fatto che Henze abbia potuto visionare la revisione fatta da Bream, né al perché la revisione non si sia potuta fotocopiare in quella stessa occasione. Non c’è infine notizia sul fatto che i due artisti abbiano lavorato anche alla seconda sonata, come da intenzioni di Henze già nel dicembre ’76. Stando alla generale precisione di questa documentazione e alla meticolosità del compositore, si direbbe che tutto ciò non sia in effetti avvenuto.

A luglio del ’77 Bream non aveva ancora fatto fotocopiare la revisione della prima sonata come promesso e non rispondeva alle sollecitazioni dell’editore11. A dicembre dello stesso anno una nota interna Schott informa che Bream avrebbe intenzione di consegnare la propria revisione per tre mesi, da maggio a luglio 1978, ma che ad agosto dovrà riaverla. Si dice anche che Sally Groves (la responsabile editoriale della sede Schott di Londra) solleciterà la consegna ed inoltre una lettera del Dr Eckhardt (un funzionario Schott) sarà inviata a Bream ad aprile come pro memoria12. Come si comprende facilmente il comportamento del celebre chitarrista appare non ortodosso e la pressione dai vari fronti si intensifica per avere la revisione per la stampa.

Da una lettera dell’8 settembre 1978 inviata da Jutta Plotnikow per Schott ad Helen Grob, agente di Henze a Zurigo, apprendiamo che la copia non era stata più consegnata. Si parla della impossibilità di convincere Bream a consegnare la revisione. Si dice che Bream è una persona “difficile” e che non vuole consegnare il lavoro con il pretesto che una fotocopia non si leggerebbe bene. Viene nuovamente incaricata Sally Groves ad essere ancora più incisiva e si suggerisce che il compositore stesso solleciti la consegna13.

Questa comunicazione del settembre ’78 ci fa comprendere quindi che, con tutta probabilità dall’aprile del 1977 Henze e Bream non si erano più messi in contatto. Questo spiegherebbe il motivo per cui in più occasioni dalla Schott si suggeriva che Henze stesso richiedesse la consegna della revisione, è ipotizzabile quindi che Henze non avesse intenzione di contattare personalmente Bream in quel momento e conoscendo il compositore, è abbastanza facile indovinarne la ragione. Ricordiamo però che per il compositore questi sono anni di lavoro molto intenso, di spostamenti continui con in più qualche problema di salute. Sappiamo inoltre che, come controparte amichevole per la composizione della Royal Winter Music, Henze aveva richiesto a Bream di partecipare al Festival di Montepulciano. Bream di fatto partecipò solo alla prima edizione del Festival, quella del 1976. Abbandonando per un momento il supporto documentale è verosimile ipotizzare che, nell’incontro dell’aprile ’77 a Stoccarda (l’ultimo fra i due artisti, per ciò che sappiamo ufficialmente), Henze possa aver comunicato a Bream l’inizio della composizione della seconda sonata e la conseguente richiesta di partecipare alla edizione del Cantiere del 1977. Il chitarrista inglese potrebbe aver declinato l’invito, in effetti Bream non partecipò più ad alcuna edizione del festival. E’ possibile quindi che da quel momento Henze non abbia più avuto contatti diretti con Bream, sia a causa della promessa da questo disattesa che per i problemi da lui creati per la mancata consegna e pubblicazione della prima sonata. Va sottolineato che Henze era in pratica fra due fuochi, da un lato l’editore che premeva, anche su di lui, per la pubblicazione, dall’altro il chitarrista e amico che lo metteva in una posizione molto scomoda.

L’anno successivo, in una lettera del 26 marzo 1979 Henze informa l’editore che la seconda sonata sta per essere ultimata e in effetti questo avviene in aprile14. Henze tiene fede alla sua iniziale promessa ed infatti dedica nuovamente il brano a Julian Bream. Al momento non abbiamo alcun documento o memoria ufficiale al riguardo, possiamo però supporre che, nonostante le incomprensioni e le amarezze, Henze abbia tentato di riprendere per l’ultima volta i rapporti con Julian Bream e, dedicando ancora a lui la seconda sonata, volesse anche convincerlo a recarsi al Cantiere di quello stesso anno, il 1979, come era successo nel 1976 come “ricompensa” per la prima sonata, e poi non più.

Un cambio radicale lo abbiamo ad un anno circa di distanza, in una lettera del maggio 1980. Henze comunica alla Schott di pubblicare ciò che Bream ha consegnato così come è, raccomandandosi però di non inviargli indietro le bozze per le correzioni15. Da questa lettera possiamo quindi dedurre che il chitarrista inglese avesse inviato la sua revisione della prima sonata alla Schott per la pubblicazione nelle settimane precedenti al maggio 1980, dunque dopo quattro anni dalla sua composizione. Questo lasso di tempo tra la scrittura di un brano e la sua pubblicazione è un unicum nella produzione henzeana e, come vedremo a breve, potrebbe anche aver condizionato la scelta del revisore della seconda sonata. Comprendiamo però principalmente che il rapporto di fiducia e stima fra i due artisti non è più in essere, e il fatto che Henze si raccomandi di estromettere il chitarrista dalle correzioni è un dato chiaro.

La fine del rapporto di amicizia e collaborazione fra Henze e Julian Bream è confermata in ultimo anche da una lettera del giugno 198316 in cui il compositore chiede al referente Schott di inviare la seconda sonata ad un chitarrista americano, Mark Delpriora. Contestualmente fa una affermazione su Bream, sicuramente dettata anche dalla sua delusione e amarezza per tutto ciò che negli anni precedenti era successo, che però conferma che ormai le strade dei due artisti si erano definitivamente separate. Nella lettera comprendiamo anche quanto Henze tenesse alla diffusione della Royal Winter Music soprattutto fra i giovani interpreti, e quindi quanto abbia sofferto le imposizioni del chitarrista inglese nel detenere indefessamente una esclusiva sul brano, ritardando oltre misura la sua pubblicazione.

Il processo di edizione e stampa della prima sonata si trascina ancora fino al 1984. Abbiamo una nota di Henze del 30 luglio di quell’anno circa le correzioni alla partitura17 (questa volta molto probabilmente in relazione alla incisione in preparazione per la etichetta Wergo da parte del chitarrista Dietmar Kreš, che infatti la incide lo stesso anno). Dobbiamo sottolineare che, a otto anni dalla composizione del brano, l’autore è ormai preso da i molteplici impegni successivi intervenuti nel tempo. Si comprende dal tono della lettera che i dettagli relativi alle correzioni di stampa non sono più sotto il suo diretto controllo e, mancando altresì una figura di riferimento chitarristico, risulta anche difficile per Henze provvedere alle correzioni in modo circostanziato. Ma circa questo aspetto faremo ulteriori considerazioni a breve.

Nella stessa lettera del luglio 1984 già citata il compositore scrive di non poter controllare la seconda sonata poiché dalla Schott non aveva ricevuto le relative bozze di stampa. La produzione della nuova sonata era stata avviata già nel 1983 a cura di Reinbert Evers, non è presente però al riguardo alcuna documentazione ufficiale in cui il compositore o l’editore individuano e affidano ad Evers il brano. E’ possibile però che l’editore, a causa degli innumerevoli problemi e ritardi che avevano caratterizzato l’iter della prima sonata, possa essere intervenuto direttamente nell’affidamento della revisione del nuovo brano, questa rimane però solo una supposizione.

Comunque, nonostante la seconda sonata sia stata ultimata nell’aprile del 1979 e dedicata comunque a Bream, stranamente nei documenti ufficiali non c’è traccia di un possibile invio del brano al chitarrista. Il disco “Dedication” che esce nel 1982, contiene la prima sonata ma non la seconda, che faceva parte come sappiamo del progetto complessivo Royal Winter Music tanto desiderato da Bream e che era stata ultimata ben tre anni prima. Ciò sembrerebbe confermato anche dalla assenza nella biblioteca personale di Bream della partitura della seconda sonata come anche di eventuali bozze del manoscritto su cui possa aver lavorato18. A questo riguardo però, sempre in A life on the road, Bream fa alcune considerazioni sulla seconda sonata che confermerebbero invece che il chitarrista avesse ricevuto in qualche modo il manoscritto, presumibilmente dal compositore stesso, a titolo personale. Questa circostanza potrebbe trovare una spiegazione nel fatto che Henze, conscio di tutto ciò che era accaduto, volesse sondare il terreno con il chitarrista per verificarne le intenzione reali prima di coinvolgere ufficialmente l’editore. Bream aggiunge anche (non dimentichiamo che la rottura definitiva dei rapporti fra i due artisti avviene già tra la fine del 1979 e l’inizio del 1980, dunque due anni prima della pubblicazione di A life on the road) che la seconda sonata si troverebbe ormai nelle mani di un altro chitarrista19. Bream fa anche diverse considerazioni sulla Royal Winter Music che più avanti potremo analizzare e interpretare meglio.

Un contributo utile per comprendere alcuni ulteriori aspetti di questa complessa storia, può essere la visione di un frammento di una delle produzioni televisive realizzate da Julian Bream per la BBC in cui Henze stesso è presente. La sequenza, realizzata verosimilmente nella primavera del 1976 presso la casa del chitarrista inglese a Donhead St Andrew nel Dorset, riprende i due artisti mentre lavorano con il manoscritto all’ultimo movimento della prima sonata, Oberon, e si confrontano sulla realizzazione di un passaggio. La voce di Henze fuori campo suggella la sua personale visione della collaborazione con Bream, e quali gli esiti20. In A life on the road invece il chitarrista scrive qualcosa di affatto diverso da ciò che immortala il video-documentario21. Sono aspetti indubbiamente rivelatori del rapporto amichevole ma ambivalente fra i due. Emerge anche da parte di Bream qualche perplessità circa la reale portata della Royal Winter Music, ma soprattutto circa il comune intento di realizzare un brano imponente, complesso ed unico, intento forse non proprio del tutto comune. In ogni caso dopo questa fase qualcosa deve essere cambiato, forse dopo l’aprile 1977, come sopra descritto. Fin qui abbiamo ricostruito attraverso documenti e lettere intercorsi fra l’editore Schott, Bream, Henze e i vari interlocutori in campo, la storia in effetti travagliata della prima edizione della Royal Winter Music. Ma adesso analizziamo più in dettaglio il momento in cui Bream consegna la sua revisione manoscritta ed i passaggi che seguiranno, facendo alcune importanti considerazioni.

Julian Bream fa pervenire alla Schott una copia manoscritta della sua revisione della prima sonata verosimilmente prima del maggio 1980, abbiamo infatti la lettera autografa di Henze datata 7. Mai 1980 che conferma quanto sopra riportato. La revisione manoscritta consegnata dal chitarrista si presenta su due diversi supporti cartacei, uno per il primo e l’ultimo movimento (Gloucester e Oberon) e un secondo tipo di carta per gli altri movimenti, assente il Ritornello. Inoltre la successione originaria dei movimenti (presente invece nella nuova versione da me curata) si ritrova qui già modificata (vedi prima edizione Schott GA467).

Come già detto la composizione del brano inizia in una fase di produttiva collaborazione fra i due artisti avvenuta tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976 tra Marino e Donhead St Andrew nel Dorset, presso le rispettive abitazioni di Henze e Bream, come attestano alcune lettere, le stesse autobiografie di Henze, di Bream e il documentario TV BBC su citato. Sappiamo però anche che gli interventi di revisione del chitarrista sulla partitura sono avvenuti in una fase sempre più difficile nei rapporti fra i due artisti, una fase poco condivisa in cui Bream ha più che altro cercato di evitare in tutti i modi di consegnare la sua revisione e mantenere una esclusiva assoluta sul brano. Come possiamo notare oggi, avvalendoci della nuova edizione aderente al manoscritto originale henzeano, gli interventi di Bream sul testo musicale sono stati massicci, giustificabili solo dalla libertà con cui, in quanto dedicatario, il chitarrista inglese ha inteso personalizzare la scrittura henzeana. Giustificabili certo anche dalla autorevolezza a lui riconosciuta e da quello che possiamo definire lo “spirito di un’epoca”. In A life on the road Bream, pur lodando indubbiamente la Royal Winter Music, non nasconde le sue perplessità sul lavoro henzeano, ad esempio circa la facile proponibilità dell’opera al pubblico22, ma anche, come visto poco sopra, evidenziando le sue difficoltà a comprendere talvolta il senso profondo della scrittura di Henze e quindi a giustificarne i “gesti” compositivi ampi e articolati, oppure la stessa eseguibilità di un movimento come Mad Lady Macbeth.

Sempre in relazione alla revisione di Bream per la stampa della prima sonata va sottolineato chiaramente che nel manoscritto originale henzeano non c’è alcuna traccia di cambiamenti o cancellazioni, che il compositore evidentemente non deve aver ritenuto di apportare in nessun caso. Il manoscritto quindi non presenta correzioni o aggiunte. La domanda però che resta irrisolta e se e quando Henze possa avere di fatto visionato la revisione definitiva elaborata dal chitarrista e cosa ne possa aver pensato.

Le ultime correzioni alla stampa prova del brano devono esser state apportate in ultima istanza entro il 1984 come abbiamo visto dalla lettera di Henze del 30 luglio 1984. Ricordiamo che sono passati ormai quattro anni dalla consegna della revisione da parte di Bream e circa otto dalla composizione del brano. Il fascicolo Schott relativo a queste correzioni contiene la stampa prova con alcune fotocopie dei possibili frontespizi dell’opera e la copia manoscritta della revisione consegnata da Bream nel 1980 e su descritta. Quanto al confronto sul merito della revisione fra i due artisti, dopo la fase iniziale fino al 1977, ribadiamo che non risultano altri momenti ufficiali di incontro fra Henze e Bream. Un’ipotesi plausibile e che Henze, terminata la fase compositiva e di confronto, si sia affidato a Bream per la diteggiatura necessaria alla stampa, non contemplando la possibilità di ulteriori modifiche da parte del chitarrista. Questa fase però, come sappiamo, è stata lunga e problematica e, nel tempo, deteriorati i rapporti fra i due artisti, diverse cose possono essere accadute sul testo henzeano senza un diretto controllo dell’autore.

Nella analisi delle correzioni alla stampa presente nel fascicolo Schott, notiamo che queste non sono state elaborate dalla mano del compositore. Henze infatti, sulla copia prova a lui inviata dall’editore, inserisce degli appunti manoscritti solo circa il carattere grafico usato dall’editore e su alcune informazioni editoriali nelle pagine iniziali. Le correzioni sulla partitura invece non sono di sua mano. Risulta altresì evidente che il correttore delle bozze (di cui non abbiamo notizia se sia stato incaricato da Henze stesso o dalla Schott) non ha avuto di fronte a sé il manoscritto originale henzeano, ormai archiviato, ma solo la copia manoscritta consegnata da Bream insieme alla stampa di prova. Le correzioni apportate infatti sono perlopiù di grafia, o legate a piccoli refusi di stampa. Si ritrovano però diverse incongruenze. Il correttore infatti in taluni casi corregge dove non dovrebbe, in altri tralascia invece di correggere gli errori, sintomo di una necessità di chiudere velocemente e in tutti i modi la revisione in favore della stampa.

Qui termina il lavoro di ricostruzione documentale. Va sottolineato che in questo lavoro le fonti documentarie ufficiali, come già specificato, sono state la guida per la ricostruzione della storia travagliata di questa imponente opera per chitarra. Alcune ipotesi fatte relativamente ad alcuni passaggi mancanti della vicenda, per quanto verosimili, rimangono tali, cioè ipotesi appunto. Nel tempo diverse voci e ricordi si sono avvicendati da parte di coloro che, a diverso titolo, sono stati testimoni o protagonisti di questa storia. Di queste voci ho inteso prendere in considerazione solo quelle che risultavano aderenti ai documenti e alle fonti ufficiali da me consultate e qui riportate. A tutela di chi, in primis Henze e Bream oggi non più presenti, ha avuto un ruolo nella storia di questo brano, non ho inteso dare corpo ad illazioni o informazioni – spesso intriganti ma al contempo non verificabili, quando non inverosimili – non riscontrabili nella documentazione presente. Come già detto, e come per tutte le grandi opere musicali del passato, mi auguro che in futuro, quando altra e più ampia documentazione dovesse rendersi disponibile, la ricerca e l’indagine possa andare avanti, rendendo ancor più chiari fatti e circostanze. Per il presente ritengo importante aver riportato alla luce la scrittura originale della Royal Winter Music, restituendo così giustizia allo sforzo compositivo in sé compiuto, coerente e fortemente innovativo di Henze. La potenza dei gesti compositivi henzeani, l’idea di indagare in assoluto i limiti espressivi e tecnici della chitarra era di fatto un punto nodale della collaborazione fra i due artisti. Senza Julian Bream la Royal Winter Music certamente o non sarebbe esistita o sarebbe stata profondamente diversa.

Nella storia della musica è capitato molte volte che un’opera abbia avuto bisogno di più tempo per essere compresa a fondo. E’ il caso a mio avviso della Royal Winter Music, e la travagliata storia su descritta della sua prima edizione ne è una prova tangibile. Nella pratica chitarristica poi, l’attitudine a compiere piccoli adattamenti complice le difficoltà dello strumento, è sempre esistita. Sebbene in particolare nel repertorio del ‘900 (ma naturalmente non solo) il valore espressivo, semantico, estetico di un suono sia intangibile, questo tipo di adattamenti è spesso di fatto avvenuto. In questo caso specifico però ci troviamo di fronte ad una molteplicità di interventi sul testo che non risultano compatibili, a mio avviso, con la reale e profonda dimensione formale, armonica e drammaturgica del brano. Tali cambiamenti, che intervengono sulla struttura del brano e sulle relazioni formali e armoniche appunto, non possono aver visto, io credo, il compositore informato, consapevole o favorevole, Henze infatti, così attento alla struttura complessiva dei suoi pezzi, non avrebbe mai potuto accettare modifiche che avessero snaturato proprio questo aspetto. La documentazione consultata e qui riportata sembra confermare questa ipotesi, da più punti di vista.

In conclusione, nella analisi dei documenti, in effetti molto chiari ed espliciti in se stessi, ho ritenuto operare come già detto nel massimo rispetto delle figure in campo. Nel revisionare la nuova edizione della prima sonata sono stato altresì mosso dal massimo rispetto per il lavoro compiuto dal grande chitarrista inglese, nel quadro del contesto storico in cui egli ha operato. Allo stesso tempo ho inteso però restituire alla partitura la sua originaria struttura formale, armonica ma soprattutto espressiva e drammaturgica, aspetto questo per Henze sostanziale ed irrinunciabile.

1 “Julian diceva: ciò che la Hammerklavier beethoveniana significa per i pianisti e per la produzione pianistica, la Royal Winter Music deve significare per la chitarra”. H. W. Henze, Canti di viaggio, edizione italiana Il Saggiatore 2016, p. 346.

2 “Henze bittet Herrn Müller, diese 4 Werken einzuplannen, daβ Sie möglichst rash einzeln dem Concord Quartett in New York und dem Gitarristen zum Studium geschicht werden können. UA der vier Werke: Berliner Festwochen 1976”. K. Bartlett – Reisebericht, Zürich 17-18 October 1975.

3 “Gitarrensonate für Julian Bream heiβt: Royal Winter Music”. K. Bartlett – Henze-Notizien, Stuttgart 16 November 1975.

4 “L’artista aveva accettato le mie condizioni a denti stretti: fu la curiosità per la mia musica “invernale” a fargli vincere la propria natura”. H. W. Henze, Canti di viaggio, edizione italiana, Milano, Il Saggiatore, 2016, p. 346.

5 “I still can’t remember whether I commissioned him and didn’t pay him, or whether I just asked him or what. I think originally I asked him; I remember saying that I wanted an important piece, something of the profound quality of Beethoven’s Hammer-Klavier Sonata”. T. Palmer, Julian Bream: A life on the road, London, Lume Books, 1982, p. 97.

6 “Royal Winter Music, Julian Bream hat keine exklusivität”. Report K. Bartlett-Schott, Telefonat mit Henze am 30. März 76.

7 “Royal Winter Music: 6 stücke (mit Titeln) und Ritornello (7mal). Das Ms. des Ritornello ist nach Henzes Ansicht bei Julian Bream”. K. Bartlett – Reisenotizien, Berlin 8-12 September 1976.

8Royal Winter Music II werde ich in einigen Tagen mit herrn Bream arbeiten, werde versuchen, ihm alles was nötig ist, abzufragen. möchte erreichen, dass wir II schnell kriegen und nicht so langsam wie den 1. teil”. Lettera di Henze a Friedrich Zehm, London 5.12.1976.

9 “Endgültige Fassung von Julian Bream anfordern. Henze will – auf Arregungs Breams – nächstes Jahr einen Zweiten Teil componieren; Bream wünsch sich ein abend-füllendes Henze-Programm”. Information Herr Eckhardt, Henze-Notizien, Nürnberg, 14-15 Januar 1977.

10 “Julian Bream den ich am 24.4.bei Henze in Stuttgart traf, sagte mir, daβ er wegen Konzertterminen nicht wie verabredet am 2 Mai nach Mainz kommen könne, um seine Fassung von Royal Winter Music mit Henzes Änderungen abzuliefern. Da er vorerst seine Stimme nicht entbehren kann, habe ich miti hm vereinbart, daβ er sie in London von Schott fotokopieren läβt und wir die Herstellung des Werks anhand dieser Fotokopie vornehmen, wenn leztere qualitativ brauchbar ausfällt. Henze und Bream sind der Meinung, daβ Bream’s Fingersätze übernommen werden müβten, da sie zur Interpretation unerläβlich seien. Bream müβ als Herausgeber in der Titelei genant werden (etwa “herausgegeben und mit Fingersätzen versehen von J. B.”). Henze schlägt vor, daβ Bream die Autorenkorrektur liest; er selbst solla ber vor dem Druck auch einen Korrekturabzug erhalten. Ich verständige Schott-London un bitte um Anfertigung einer optimalen Fotokopie”. K. Bartlett, Henze, Royal Winter Music, 25.4.1977.

11 “Royal Winter Music, Julian Bream hat seine Ms nicht bei SL abgeliefert; telefonisch konnte ich ihn nicht erreichen”. K. Bartlett, July 1977.

12 “Henze: Royal Winter Music. Henze hat anscheinend Julian Bream jetzt überredet, sein Exemplar von Royal Winter Music, das einige musikalische Retuschen, spieltechnische Änderungen und Bream’s Fingersätze entält herauszurücken. Bream kann des Exemplar für drei Monate ab Mai 1978 entbehren, muβ es aber Anfang August wiederhaben. Herr Müller hat der Herstellung für diesen Zeitraum zugestimmt. Ich schreibe noch Sally Groves (Schott-London) sie möge sich bei Bream darum bemühen. Einem freundlichen Brief von Dr. Eckhardt an Bream im April hielte ich für nützlich. Rücksendung über Schott London”. K. Bartlett, 22.12.1977.

13 “Royal Winter Music, Mit ser Kontrolle haben wir so unsere Schwierigkeiten: als ich kürzilch von unserer Verkaufsabteilung, die dieses Werk betrut, erfuhr, daβ Julian Bream sein Manuskript noch immer nicht für die Herstellung zu Verfügung gestellt hat, ging ich der Sache nach. Sally Groves, Schott London, sagte mir, daβ sie mehrfach an Julian Bream geschrieben hat, ohne eine Reaktion zu erhalten. Er scheint ein etwas schwieriger Zeitgenosse zu sein und will offensichlich sein Exemplar nicht aus der Hand geben mit dem Argument, eine Kopie sei wegen Nichtlesbarkeit ohne Nutzen. Ich habe Sally Groves daraufhin gebsten, nochmals etwas massiver, im Namen von Herrn Henze Julian Bream zu schreiben. Das war Anfang August, und im Hinblick auf die Urlaubszeit war ich zu erwarten, daβ wir kurzfristig von ihm hören würden, was bisher auch noch nicht der Fall war. Ich werde nochmals in London nachhaken und würde Sie bitten , daβ Sie im Namen von Herrn Henze Julian Bream schreiben, sollt er – was ich nach unsere bisheringen Erfahrung annehmen muβ – immer noch nicht reagiert haben. Villeicht nutzt, wenn er einen direkten Brief von Herrn Henze erhält”. J. Plotnikow a H. Grob, 8 Sptember 1978.

14donnerstag d. 29, beende ich Royal Winter Music II”. Lettera di Henze a Frau Plotnikow e Herr Schöll, 26.3.1979.

15Sehr geehrter Herr Zehm, anbei die durchgelesenen Korrekturbögen für Royal Winter Music, mit einigen geringfügigen Änderungen in der Titelei. Als Autor des Werks sage ich Ihnen hiermit offiziell, dass die Sache so in Druck gehen kann, ohne dass wir weitere Verzögerungen durch Herrn Bream abwarten sollten”. Lettera di Henze a F. Zehm, 7.5.1980.

16Lieber Klaus, könntest Du bitte veranlassen, dass 1 Exemplar von Royal Winter Music II direct geschickt wird an Mark Delpriora […]. Er hat mir ein Band von RWM I geschickt, ganz fabelhaft (besser als Bream) und er wird im Sommer in Tanglewood sein. Immer mehr junge Gitarristen lernen diese Stücke, es ist sehr Erfreulich. Herzliche Grüsse”. Lettera di Henze a K. R. Schöll, giugno 1983.

17Lieber Herr Zehm, anbei die Korrekturen Royal Winter Music (habe auch die von Müller-Pering beachtet).Leider kann ich in Sachen Fingersatz überhaupt nichts sagen. Royal W.M. II mit Müller-Peringschen Fragen lag übrigens Ihrer Sendung nicht bei. Ich bin vom 1. – 28. August in London stationiert Dort könnten mich weitere Korrektursendungen etc. erreichen. Es ist sicher eine gute Idee, die Vorzeichensetzung in den taktfreien Stücken ganz konsequent durchzuführen. Hätte man gleich so machen sollen”. Lettera di Henze a F. Zehm, 30.7. 1984.

18 Nella collezione Bream presso la Jerwood Library di Londra da me visionata, effettivamente non è presente né il manoscritto originale henzeano della prima sonata, su cui Bream pure deve aver lavorato, né una bozza della partitura della seconda sonata che dovrebbe avere ricevuto verosimilmente dal compositore. E’ presente solo la prima edizione a stampa della prima sonata, con pochissimi segni a matita, sappiamo infatti che Henze gli impedì di revisionare le bozze di stampa.

19Recently, he has written another Sonata as a companion piece to the first, which is what I wanted to discuss with him when I was on the road. It’s much shorter, and two of the three movements are really lovely, although the last movement seems to me more or less unplayable. It was very difficult musically to see what he wanted, so I wrote and suggested he might re-write this movement. He said he’d show it to another guitarist in Cologne, and I said I’d be very pleased to find out what the other guitarist thought, because composers can sometimes overstrech an instrument and an instrumentalist’s technique for scant purely musical reason”. T. Palmer, Julian Bream: A life on the road, London, Lume Books, 1982, p. 98.

20 “It’s so exiting that very often he (Bream) comes up with an idea to change something and amongs later I discover that he has come back to my original suggestion”. A life in the country, BBC TV, 1976.

21“He (Henze) gets a little expansive occasionally; his gestures can be a bit large for the guitar. But when he’s really concentrating on the instrument, he writes fabulously well for it. It’s when his enormous imagination comes to the fore, that he sometimes writes impossibly hard music for the instrument to play. On the other hand, I would much rather he did so, because at the end of the day he’s got such incredible facility that he can rewrite a passage on the spot if it doesn’t work”. Ibid.

22 “From the start, I was terrified of it. To hold an audience for 28 minutes in a piece of such complex modern music is not my idea of a night out, but the challenge is so stimulating and the music so fascinating, that it does give me immense pleasure to play it, particularly when I manage to bring it off well, which is not always”. Ibid.


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